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Milano: Sala, dopo Expo?! Ecco perché Corrado M5S, unica opzione

19 aprile 2016: Expo è finita il 1° novembre 2015.

5 mesi e mezzo dopo, ancora non si conoscono i veri numeri.

Numeri che, dati alla mano, fin dall’inizio erano palesemente contraddittori e contestabili. Ne scrissi QUI e QUI, e fino ad oggi nulla è dato ancora per certo. Hanno fornito, alla spicciolata, i numeri dei biglietti suddivisi per tipologie, esaltando il “quasi” raggiungimento dell’obiettivo di vendite prefissate (24 milioni contro 21), ma guardandosi bene dal fornire i dati dei relativi incassi (QUI trovate categorie biglietti). Hanno dato il bilancio al 31 dicembre 2015, dichiarando un “buco” di 32 milioni, ma senza fornire alcun dettaglio su quanti soldi pubblici Expo2015 si è fagocitata e quanti ancora si fagociterà: secondo “il Fatto Quotidiano” si tratta di UN MILIARDO e 241 MILIONI  ma ancora non si sa chi sosterrà i costi delle bonifiche, che fine faranno opere e terreni e quanto denaro pubblico verrà ancora convogliato sull’area. Nonostante interrogazioni e richieste a ogni livello, dal Parlamento al comune di Milano, passando per la Regione Lombardia, il muro d’omertà è insormontabile, al momento. E, guarda caso, Sala ha anche appena annunciato che il bilancio sarà reso pubblico a giugno 2016, proprio DOPO le elezioni amministrative, e nonostante il cosiddetto “buco” sembri esser già, a conti fatti, di 237 milioni. 

I media ovviamente tengono la questione sottotraccia, lanciati a servire la campagna elettorale del partito unico esaltando in binomio il dubbio Amletico “Sala o Parisi?”, mentre per non perdere voti importanti, Basilio Rizzo, uomo di comprovata esperienza e onestà ma seduto da decenni a guardare la città soccombere sotto interessi privati, si candida sindaco, assicurando la dispersione innocua di una fetta importante di voti della sinistra che mai arriverebbero a Sala, ma che avrebbero potuto convergere sul MoVimento 5 Stelle. Allo stesso tempo, sempre per caso, dopo aver investito un sacco di soldi nella pre campagna elettorale, il banchiere Passera fa un passo indietro, a favore di Parisi… mentre Renzi, dopo gli elogi e le fanfare iniziali, su Milano stranamente ora tace.

I fatti, inoppugnabili, parlano di un Sala che, con Expo, si è bruciato, compromesso.

Mantenuto in vita solo grazie a stampa e coperture politiche, i numeri e il tempo gli sono contro: ora delle amministrative, il gioco si farà più pesante e duro e Sala dovrà per forza prima o poi rispondere in pubblico della gestione Expo, perdendo consensi.

Senza poter sfruttare il “popolo arancione”, spaccato (e ci mancherebbe, dopo Pisapia…), il manager di Expo non ha, ne tanto meno potrà sperare di avere, i numeri per battere Parisi.

Perché?

Milano è il cuore finanziario di un Paese spolpato da finanza di rapina, corruzione e mafie, sempre saldamente in mano al centrodestra, a parte lo “scivolone Pisapia”… ma fu davvero uno “scivolone”? Non per me, e credo neanche per voi, dopo aver letto.

La Moratti fu abbandonata dal partito occulto dei “banchieri/economisti” dei Monti e dei Passera, poiché aveva osato portare in tribunale i contratti derivati sottoscritti nel 2005 dal comune di Milano: presentò nel 2009 una denuncia penale per truffa aggravata, e le banche coinvolte rinviate a giudizio nel 2010 rischiavano, oltre a rimborsi stratosferici, l’interdizione a operare con (tutte) le Pubbliche Amministrazioni italiane se (probabilmente) condannate: fu così che la Moratti perse le elezioni, che Milano spinta dai media a reti unificate si colorò di arancione, e che Pisapia chiuse in fretta e furia tra ottobre 2011 e febbraio 2012 il contenzioso “derivati” in modo tragicomico, ritirando il comune come “parte civile” dai processi, i quali si conclusero poi con una assoluzione… e con un botto di soldi pubblici vincolati in garanzie folli e giuridicamente discutibili, in favore di quelle stesse banche!

Perché tragicomico? Perché il 19 ottobre 2011 la Commissione Europea Antitrust dichiarò aperte le indagini per la presunta costituzione di un cartello illegale volto a manipolare i tassi EURIBOR. Deutsche Bank, uno degli imputati, sapeva cosa rischiava, tant’è che è stata condannata a una multa di 725 milioni di euro nel dicembre 2013: i derivati in questione furono sottoscritti nel giugno 2005, e guarda un po’ proprio nel settembre del medesimo anno si costituì il cartello illegale: ecco chi “decide i sindaci”.

Ecco perché Sala non può vincere. La Milano della finanza occulta non si può permettere un sindaco che potrebbe (?) finire sotto indagini per Expo durante la campagna elettorale o subito dopo, ma può utilizzare il suo amministratore delegato preferito come sparring partner di Parisi, in modo da esaltare il solito tormentone

“destra o sinistra? chi tifi? vai col televoto!” dei media

e offuscare l’unico vero candidato sindaco che può impensierire il PARTITO UNICO dell’INCIUCIO e del CONFLITTO DI INTERESSI:

Gianluca Corrado, M5S 

Milanese, fatti furbo: tu non mangi cemento, ma solo quello ti stanno lasciando, e non sarà nemmeno tuo.

19/04/2016 Posted by | Expo2015, Uncategorized | , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

“REFERENDUM S. RAFFAELE: DOPO I FURTI MILIARDARI i lavoratori respingono la resa incondizionata!”

Ecco cosa accadeva il 10 novembre 2012

E ecco come continua la vicenda, oggi. Dopo mesi e la totale assenza dei principali attori sindacali )da tempo ormai passati al soldo, tramite consuetudini, gerarchie, privilegi acquisiti, di coloro che tutto muovono senza mai apparire), i lavoratori si trovano a competere tra loro in un referendum, a difesa di diritti sacrosanti, che neanche avrebbero esser dovuti discussi: lavoratore cornuto contro lavoratore mazziato. Hanno vinto i difensori dei diritti dei lavorati, ma di misura: il 55%. A mio avviso, un referendum utile alla nostra società, avrebbe dovuto essere qualcosa che suonasse circa così “Volete voi lavoratori sfruttati e gestiti solo a scopi di vantaggio personale di altri, occupare, organizzarsi e autogestire questa struttura ospedaliera andata in bancarotta a causa di gente senza scrupoli?”
Questo referendum, sì che avrebbe spaventato e fatto tremare le poltrone di tutti i “palazzi”.

Grazie a “Gianfry” e alla redazione de Il Paolaccio che tiene tutti costantemente aggiornati sulle vicende della sanità del capoluogo lombardo.

“”85.7% I VOTANTI SUL TOTALE DI 3.000 LAVORATORI. 1365 I NO ALLA PREINTESA ROMANA FATTA DI SOLI TAGLI STIPENDIALI E SACRIFICI NORMATIVI ABNORMI. 1.100 I SI, I LAVORATORI NON VOGLIONO ESSERE LE VITTIME SACRIFICALI DEGLI INGORDI CHE HANNO SACCHEGGIATO IL SAN RAFFAELE! ORA è LOTTA PER LA DIGNITà DEL LAVORO! Il referendum sulla pre-intesa sottoscritta a Roma dalla RSU del San Raffaele ributta nella lotta con il NO la patata rovente frutto della bancarotta di Don Verzè e dei suoi amici regionali (Formigoni in testa). Il 25 gennaio l’assemblea generale di presentazione del referendum sull’ipotesi di accordo raggiunta a Roma aveva già registrato le proteste dei lavoratori una volta resisi consapevoli del fatto che l’amministrazione di Rotelli avrebbe rinunciato a licenziare solamente “nei termini e per i motivi” del licenziamento collettivo dei 244 lavoratori intrapreso il 31 ottobre 2012. A questo limite palese che circoscrive nel solo immediato la rinuncia a licenziare – per estenderla eventualmente nel tempo futuro – si aggiungono una serie infinita di rinunce di diritti sacrosanti e di peggioramenti economici che spaziano da riduzioni di stipendio nell’ordine del 9 – 10% alle ridefinizioni delle relazioni sindacali con possibili ricadute sulle organizzazioni antagoniste. Netta è stata anche la contrarietà al passaggio al regime privatistico contrattuale AIOP con settimana lavorativa di 38 ore senza aumenti salariali e alla riduzione dei diritti della maternità pure accompagnata dalla disdetta di tutti i precedenti accordi sindacali con la cancellazione di tutte le numerose pendenze a carico dell’amministrazione con possibilità di derogare le norme contrattuali nazionali. Questi cassati dal NO referendario del 29 gennaio sono solo alcuni degli umilianti pedaggi chiesti nel nome dei 244 lavoratori presi in ostaggio per far pagare in termini di salario e diritti acquisiti una crisi scatenata dagli arraffoni collusi con i poteri regionali formigoniani vicini all’Opus Dei. Un colossale passo indietro che arretra di mezzo secolo le conquiste salariali e normative senza che il padronato abbia messo praticamente nulla sul tavolo. Contrari all’ipotesi di intesa siglata da Confederali e parte della RSU del S. Raffaele troviamo tra gli altri i rappresentanti di USB e USI. Il dubbio è che a Roma sia stata trattata una questione dai grandi risvolti politici senza la sufficiente preparazione giungendo a un risultato che può potenzialmente avere effetti incalcolabili a livello nazionale sia per il comparto e sia per l’intero pubblico impiego. La Regione, rimasta defilata per tutto il tempo, potrebbe ora assumere finalmente un ruolo attivo in una contesa che ha visto prevalere la rapacità dei privati che hanno rilevato a prezzo di saldo un ospedale che a parole tutti vorrebbero di rilevanza internazionale. La redazione de Il paolaccio “”

30/01/2013 Posted by | Economia, salute, sanità | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Centro Recupero Fauna Selvatica La Fagiana – LIPU

Dopo la nostra intervista (http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/milano/2011/10/caccia-inquietante-anomalia-in-lombardia-ancora.html) a Guido De Filippo, segretario nazionale LAC – Lega Abolizione Caccia (scomparso pochi giorni fa), abbiamo intervistato Veronica Burresi, responsabile del Centro di Recupero Fauna Selvatica della L.I.P.U. “La Fagiana”, di Pontevecchio di Magenta. Il centro, inserito nel contesto del Parco del Ticino, da 12 anni provvede alla salvaguardia e cura degli animali selvatici vittime della stagione venatoria e del degrado ambientale, che vede ridotto il territorio “selvatico” con gravi conseguenze sull’habitat degli animali che lo vivono. Così, ad esempio, capita che i ricci, animali da letargo, non riescano a chiudersi in tempo in una tana per passare il rigido inverno, poichè non in grado di trovare cibo a sufficienza per la scorta di grassi, di fatto andando incontro a morte certa nei rigori invernali.

Il centro di recupero opera nell’ambito della legge 157, ritenuta molto valida quando applicata con criterio, che prevede e regola anche l’attività venatoria, curandosi della gestione delle specie selvatiche, definendole patrimonio nazionale, ovvero beni indisponibili dello Stato. Da questo “criterio” di certo esulano i cacciatori, responsabili del ferimento (e uccisione) di molte delle specie che vengono ricoverate nel centro durante la stagione venatoria, e sembra che i pallini dei cacciatori coinvolgano moltissimi rapaci, oltre alle specie classiche.

Con Veronica abbiamo altresì affrontato il discorso “habitat” cittadino, scoprendo che ci sono norme che regolano l’abbondante fauna selvatica che abita le nostre città, come ad esempio la delibera “salva rondini”, che impedisce di toccare/rimuovere i nidi presenti nei sottotetti durante il periodo della riproduzione, giugno/agosto, onde evitare di perdere nuovi volatili per la nuova stagione.  Quello che risulta essere invece un altro problema, è rappresentato dalla biodiversità: nuove specie sono state immesse nei nostri habitat (la maggior parte provenienti dai nostri salotti, ma non solo, basti pensare agli insetti “importati” da Oriente, che devastano interi boschi) aumentando notevolmente i rischi di sopravvivenza di quelle autoctone.

In altre parole, abbiamo delle norme tutto sommato apprezzabili, ma come abbiamo già fatto notare, in Italia sembra che il problema sia proprio farle rispettare.

Vi invitiamo a visitare il centro LIPU La Fagiana (http://www.lipu.it/oasi/oasidettaglio.asp?37), per farvi un’idea di come sia possibile vivere in simbiosi con la natura che ci circonda (che ci “dovrebbe” circondare). E magari decidervi a dare loro una mano, in una delle tante modalità che siamo sicuri troverete.

E ricordatevi: la caccia oggi è spesso solo un macabro sport, pericoloso anche per gli umani. Mai pensato al BirdWatching? Immersione nella natura e meno danni.

06/11/2011 Posted by | Uncategorized | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Caccia: Inquietante Anomalia in Lombardia… ancora…

E’ sbalorditivo…

come “l’inquietante anomalia” (http://dl.dropbox.com/u/13415129/Sentenza%20Formigoni%2014%2007%202010.pdf) Roberto Formigoni continui a perseverare nell’astenersi “dal legiferare” in materie demandate alle Regioni da parte dello Stato. Come in questo caso: anzi, qui sembra addirittura metterci del proprio, probabilmente dimentico della sua presenza illegittima su quella poltrona; delegittimazione seppur ancora da convalidare tramite un voluto lungo procedimento civile, per una accertata serie di firme false, che arriverà solo quando sarà ormai candidato premier. O messo da parte…
Proviamo però a spiegare meglio la situazione: la Comunità Europea già da tempo ha deliberato una serie di norme http://ec.europa.eu/environment/nature/conservation/wildbirds/hunting/docs/hunting_guide_it.pdfa tutela delle specie migratorie. Ogni Stato aderente aveva il compito di attuarle, traducendole in normativa nazionale. Peccato però che in Italia tale iter spetti alle singole regioni: e qui si blocca, ovviamente, tutto. La mancata applicazione di queste norme si tramuta annualmente in pesanti sanzioni alla Regione Lombardia, che si vede decurtati i fondi a disposizione per lo sviluppo agricolo, di fatto impoverendo la regione, oltre a una indegna mattanza di volatili migratori, spesso specie protette.
Ma a che pro? Questo non è chiaro: grazie a Guido De Filippo, Segretario NAZIONALE della LAC (Lega abolizione Caccia) che ci introduce in questo mondo sconosciuto ai più, scopriamo retroscena che ci spingono a cercare maggiori dati, per dipanare questa “fosca” situazione. I cacciatori, oggi, in Italia, si aggirano intorno alle 700mila unità, contro il milione e 700mila di inizio anni ’80; di questi, 80/85mila sono dislocati in Lombardia (soprattutto nelle province bresciana e bergamasca), contro i quasi 10 milioni di popolazione residente. Tra l’altro, nel lontano 1990, il referendum per l’abolizione della caccia non raggiunse il quorum a livello nazionale, ma non in Lombardia, fra le poche regioni a superarlo. Su un quorum di 24 milioni di persone, votarono in 21milioni. Il 92% contro la caccia, ovvero 19 milioni e mezzo. Mentre a livello nazionale, per l’appunto, i cacciatori sono intorno alle 700mila unità.
In altre parole, nella nostra regione, un manipolo di uomini, a spese dirette della regione (tagli ai fondi per l’agricoltura) e indirette di tutti noi cittadini europei (che assistiamo regolarmente alla strage di uccelli migratori, che dobbiamo tutelare), tiene in scacco il presidente Formigoni. Rimane la domanda iniziale: a che pro? Non certo voti (0,9%)…
Sappiamo solo che nel 2007 nacque l’Intergruppo Parlamentare Amici del Tiro, della Caccia e della Pesca, fondato da Luciano Rossi (Pdl), che comprendeva 111 parlamentari: 85 Pdl, 9 Pd, 8 Lega, 5 Idv, 3 Udc e 1 gruppo misto.(http://www.perlulivo.it/forum/viewtopic.php?f=28&t=657&p=30850)

E sappiamo, ad esempio che nella sola stagione venatoria 2010-11, ci son stati 25 morti, di cui 1 non cacciatore, e 75 feriti, di cui 16 non cacciatori (www.vittimedellacaccia.org). La legislazione ritiene lecito l’accesso ai fondi privati per cacciare, autolimitando i cacciatori a osservare alcune distanze minime di sicurezza. Ma non sempre le cose vanno come dovrebbero.
La LAC sta lavorando a una Class Action nei confronti dello Stato: è previsto un indennizzo per i proprietari terrieri i cui fondi vengono usati dai cacciatori. Indennizzi a oggi mai versati. Forse sollevando l’attenzione sui “costi”, in tempi di crisi sempre più dura, riusciremo a fermare questo scempio.

post aggiunto 02/11/11

13/10/2011 Posted by | Uncategorized | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento