Schumyno

Cittadino libero e in movimento

Dipendenti San Raffaele: no al ricatto con Referendum! E la casta? Tace.

San Raffaele Usb

Lavoratrici e lavoratori di un ospedale importante come il San Raffaele votano in 3.000 un referendum su un accordo sindacale che non li rappresenta, bocciandolo. Lavoratori e lavoratrici che ormai da mesi presidiano l’ospedale, in attesa che i loro diritti vengano rispettati, invano.

I giornali e le tv? Niente. La “Casta” si chiude nel silenzio, nega l’evidenza, l’inevitabile. Rinvia inutilmente la propria fine, tutt’altro che prematura o indolore (per noi cittadini).

Questo è quello che si ottiene su Google se si ricercano le parole “Usb Referendum Raffaele” : unico quotidiano che ne parla “Il Giorno”. Mentre giornali liberi come IlFattoQuotidiano non ritengono più importanti le notizie relative all’Azienda Ospedaliere di Don Verzé da novembre del 2012
ritenendo notizie degne di nota pettegolezzi di questo tipo
M5S non lscerà indietro nessuno: questa è una grande nazione, che uscirà unita da una crisi culturale devastante. Quella economica ne è solo un triste riflesso.

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31/01/2013 Posted by | Casta, Informazione, salute, sanità | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Centro Recupero Fauna Selvatica La Fagiana – LIPU

Dopo la nostra intervista (http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/milano/2011/10/caccia-inquietante-anomalia-in-lombardia-ancora.html) a Guido De Filippo, segretario nazionale LAC – Lega Abolizione Caccia (scomparso pochi giorni fa), abbiamo intervistato Veronica Burresi, responsabile del Centro di Recupero Fauna Selvatica della L.I.P.U. “La Fagiana”, di Pontevecchio di Magenta. Il centro, inserito nel contesto del Parco del Ticino, da 12 anni provvede alla salvaguardia e cura degli animali selvatici vittime della stagione venatoria e del degrado ambientale, che vede ridotto il territorio “selvatico” con gravi conseguenze sull’habitat degli animali che lo vivono. Così, ad esempio, capita che i ricci, animali da letargo, non riescano a chiudersi in tempo in una tana per passare il rigido inverno, poichè non in grado di trovare cibo a sufficienza per la scorta di grassi, di fatto andando incontro a morte certa nei rigori invernali.

Il centro di recupero opera nell’ambito della legge 157, ritenuta molto valida quando applicata con criterio, che prevede e regola anche l’attività venatoria, curandosi della gestione delle specie selvatiche, definendole patrimonio nazionale, ovvero beni indisponibili dello Stato. Da questo “criterio” di certo esulano i cacciatori, responsabili del ferimento (e uccisione) di molte delle specie che vengono ricoverate nel centro durante la stagione venatoria, e sembra che i pallini dei cacciatori coinvolgano moltissimi rapaci, oltre alle specie classiche.

Con Veronica abbiamo altresì affrontato il discorso “habitat” cittadino, scoprendo che ci sono norme che regolano l’abbondante fauna selvatica che abita le nostre città, come ad esempio la delibera “salva rondini”, che impedisce di toccare/rimuovere i nidi presenti nei sottotetti durante il periodo della riproduzione, giugno/agosto, onde evitare di perdere nuovi volatili per la nuova stagione.  Quello che risulta essere invece un altro problema, è rappresentato dalla biodiversità: nuove specie sono state immesse nei nostri habitat (la maggior parte provenienti dai nostri salotti, ma non solo, basti pensare agli insetti “importati” da Oriente, che devastano interi boschi) aumentando notevolmente i rischi di sopravvivenza di quelle autoctone.

In altre parole, abbiamo delle norme tutto sommato apprezzabili, ma come abbiamo già fatto notare, in Italia sembra che il problema sia proprio farle rispettare.

Vi invitiamo a visitare il centro LIPU La Fagiana (http://www.lipu.it/oasi/oasidettaglio.asp?37), per farvi un’idea di come sia possibile vivere in simbiosi con la natura che ci circonda (che ci “dovrebbe” circondare). E magari decidervi a dare loro una mano, in una delle tante modalità che siamo sicuri troverete.

E ricordatevi: la caccia oggi è spesso solo un macabro sport, pericoloso anche per gli umani. Mai pensato al BirdWatching? Immersione nella natura e meno danni.

06/11/2011 Posted by | Uncategorized | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Caccia: Inquietante Anomalia in Lombardia… ancora…

E’ sbalorditivo…

come “l’inquietante anomalia” (http://dl.dropbox.com/u/13415129/Sentenza%20Formigoni%2014%2007%202010.pdf) Roberto Formigoni continui a perseverare nell’astenersi “dal legiferare” in materie demandate alle Regioni da parte dello Stato. Come in questo caso: anzi, qui sembra addirittura metterci del proprio, probabilmente dimentico della sua presenza illegittima su quella poltrona; delegittimazione seppur ancora da convalidare tramite un voluto lungo procedimento civile, per una accertata serie di firme false, che arriverà solo quando sarà ormai candidato premier. O messo da parte…
Proviamo però a spiegare meglio la situazione: la Comunità Europea già da tempo ha deliberato una serie di norme http://ec.europa.eu/environment/nature/conservation/wildbirds/hunting/docs/hunting_guide_it.pdfa tutela delle specie migratorie. Ogni Stato aderente aveva il compito di attuarle, traducendole in normativa nazionale. Peccato però che in Italia tale iter spetti alle singole regioni: e qui si blocca, ovviamente, tutto. La mancata applicazione di queste norme si tramuta annualmente in pesanti sanzioni alla Regione Lombardia, che si vede decurtati i fondi a disposizione per lo sviluppo agricolo, di fatto impoverendo la regione, oltre a una indegna mattanza di volatili migratori, spesso specie protette.
Ma a che pro? Questo non è chiaro: grazie a Guido De Filippo, Segretario NAZIONALE della LAC (Lega abolizione Caccia) che ci introduce in questo mondo sconosciuto ai più, scopriamo retroscena che ci spingono a cercare maggiori dati, per dipanare questa “fosca” situazione. I cacciatori, oggi, in Italia, si aggirano intorno alle 700mila unità, contro il milione e 700mila di inizio anni ’80; di questi, 80/85mila sono dislocati in Lombardia (soprattutto nelle province bresciana e bergamasca), contro i quasi 10 milioni di popolazione residente. Tra l’altro, nel lontano 1990, il referendum per l’abolizione della caccia non raggiunse il quorum a livello nazionale, ma non in Lombardia, fra le poche regioni a superarlo. Su un quorum di 24 milioni di persone, votarono in 21milioni. Il 92% contro la caccia, ovvero 19 milioni e mezzo. Mentre a livello nazionale, per l’appunto, i cacciatori sono intorno alle 700mila unità.
In altre parole, nella nostra regione, un manipolo di uomini, a spese dirette della regione (tagli ai fondi per l’agricoltura) e indirette di tutti noi cittadini europei (che assistiamo regolarmente alla strage di uccelli migratori, che dobbiamo tutelare), tiene in scacco il presidente Formigoni. Rimane la domanda iniziale: a che pro? Non certo voti (0,9%)…
Sappiamo solo che nel 2007 nacque l’Intergruppo Parlamentare Amici del Tiro, della Caccia e della Pesca, fondato da Luciano Rossi (Pdl), che comprendeva 111 parlamentari: 85 Pdl, 9 Pd, 8 Lega, 5 Idv, 3 Udc e 1 gruppo misto.(http://www.perlulivo.it/forum/viewtopic.php?f=28&t=657&p=30850)

E sappiamo, ad esempio che nella sola stagione venatoria 2010-11, ci son stati 25 morti, di cui 1 non cacciatore, e 75 feriti, di cui 16 non cacciatori (www.vittimedellacaccia.org). La legislazione ritiene lecito l’accesso ai fondi privati per cacciare, autolimitando i cacciatori a osservare alcune distanze minime di sicurezza. Ma non sempre le cose vanno come dovrebbero.
La LAC sta lavorando a una Class Action nei confronti dello Stato: è previsto un indennizzo per i proprietari terrieri i cui fondi vengono usati dai cacciatori. Indennizzi a oggi mai versati. Forse sollevando l’attenzione sui “costi”, in tempi di crisi sempre più dura, riusciremo a fermare questo scempio.

post aggiunto 02/11/11

13/10/2011 Posted by | Uncategorized | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento