Schumyno

Cittadino libero e in movimento

Distruzioni e Distrazioni di Massa

Io non temo le “verità”, che siano scomode o meno. E poi, ognuno ha la sua…

quelli che temo sono i fatti. Atti precisi, situazioni identificabili e certe, documenti, testimonianze. In un mondo ormai basato sulla comunicazione unilaterale (e non informazione, attenti: comunicazione), dove gli stessi soggetti si appropriano della decantata “democrazia dell’informazione”, di fatto infinocchiando il popolo bue come dall’alba dei tempi offrendo loro una vasta scelta dello stesso sterco, il passaparola, la libertà di arbitrio, la “coscienza” possono essere le sole cose che ci salveranno dal correre e ricorrere gli stessi cicli storici.

Dopo aver visto quello che la gente può fare, certa gente, le parole di Gianni sono solo la conferma di quanto ho vissuto, visto, imparato, nel corso della costruzione della “mia verità”.

La via più facile, quasi mai è la più giusta: o ce lo ficchiamo in testa, o tutto quel che facciamo non avrà mai alcun senso, fintanto qualcuno deciderà che è il momento di spegnerci. Come ? mah, è uguale… un cancro, un infarto, intrugli chimici per una malattia inesistente, droghe prodotte e protette da Stati… migliaia di modi, non ultimi bombe, alluvioni e terremoti.

Buona lettura e grazie a Gianni Lannes, e ai suoi documentati spunti.

Fonte: http://quintoelementomusical.wordpress.com/2012/06/02/gianni-lannes-distruzioni-e-distrazioni-di-massa/#more-344

Gianni Lannes: Distruzioni e distrazioni di massa

di Gianni Lannes

Prove di pensiero unico. Ingresso omaggio. Siore e siori, avanti c’è posto: lo spettacolo è iniziato da un pezzo. Nel Belpaese c’è stato un colpo di Stato, poi una serie di attentati dei noti Servizi, perfino una strage in grande stile (tecnologicamente evoluta) e non ve siete accorti. Che peccato. Attivate il neurone che vi rimane: va in onda la disinformazione pilotata a dovere. Mentre l’Italia sempre più caotica ed inquinata,  sta per collassare definitivamente sotto la speculazione finanziaria che ha imposto con un golpe in piena regola, un maggiordomo dell’alta finanza di nome Monti Mario (Trilateral, Goldman Sachs, Bilderberg, eccetera eccetera), senza neppure dire, muoio, due quotidiani tricolore – il 30 maggio 2012 – la sparano grossa all’unisono, prendendosi la briga di attaccare il dissenso espresso su Internet. Singolare coincidenza? Il Corriere della Sera(versione online) che ha per direttore Ferruccio De Bortoli, già ospite delle riunioni a porte chiuse del Gruppo Bilderberg, titola: Il Sisma tutta colpa del complotto. Occhiello: “C’è chi non crede alle cause naturali del terremoto dell’Emilia e sul web rilancia ipotesi alternative e fantasiose”. Gli fa eco il giornale di proprietà Fiat, ossia La Stampa – diretta Mario Calabresi,  pupillo in ascesa dei poteri forti – che sbotta: Terremoto: complottisti, scatenati sul web. Accusano fracking, trivellazioni e altro. Anche l’Agenzia giornalistica italiana non è da meno. Perché tentare di ridicolizzare – tra l’altro maldestramente – chi non si adegua al pensiero unico ed ha puntato l’attenzione sulla genesi artificiale di determinati terremoti che hanno colpito la Penisola? L’onere della prova spetta a chi detiene il potere. Si dà il caso che – non sia un complottista esoterico -abbia lavorato per questi due ex autorevoli giornali. Ergo: ho voce in capitolo per smontare questa ignoranza honoris causa, propagata dalle testate padronali (anche in altre occasioni: No Tav, pro nucleare, a favore degli inceneritori di rifiuti e, così via). Tutto fa brodo per criminalizzare il dissenso e reprimerlo. Il sistema è disarmante: mescolare menzogne (tante) e mezze verità. In ogni caso, la Nato spieghi cosa ha combinato durante e dopo l’esercitazione bellica Proud Manta 12, ai piedi del vulcano sottomarino Marsili. Grazie.

Stampa di regime – Un dato di fatto che non teme smentite. Il Corsera non è più quello dei tempi delle cronache corsare del poeta Pier Paolo Pasolini (“Io so…”). Due anni fa (a marzo) hanno fatto il loro ingresso nel consiglio di amministrazione di Rcs Quotidiani,Giovanni Bazoli (Intesa Sanpaolo), Cesare Geronzi (Mediobanca), Diego Della Valle (Dorint), Luca Cordero di Montezemolo (Fiat), Giampiero Pesenti(Italmobiliare e Marco Tronchetti Provera (Pirelli). Dunque, non un solo editore nel patto di sindacato, ma solo mastodontici conflitti di interessi. A Torino, il gruppo Fiat, attraverso l’Itedi controlla La Stampa. E tralascio, ma solo in questa circostanza per via del taglio editoriale, tutto il resto dell’accozzaglia di potere, a partire da Carlo De Benedetti (Bildeberg Group) e Berlusconi Silvio (P2, tessera 1816). A proposito, è già stabilito: Montezemolo sarà il prossimo Primo Ministro con Berlusconi al Quirinale. In sostanza: in Italia non c’è il quarto potere, a parte, qualche raro collega, non esiste un sistema di informazione in grado di accendere un riflettore sull’intera casta al comando.

Nuovo ordine mondiale – Il Corsera (25 novembre 2011) ha pubblicato “Bocconi, Trilateral e Goldman Sachs: il premier lascia tutti gli incarichi”. Occhiello:“via anche da Bilderberg”. Ecco cosa ha scritto Bocconi Sergio, in un articolo illuminato: “Mario Monti il Bocconiano ha lasciato la presidenza dell’università milanese e le altre cariche ricoperte finora nella Trilateral, nel Bilderberg group e in Goldman Sachs. Il neopremier farà dunque solo il premier, gli altri impegni sono stati annullati”. E poi ancora sul tecnico legato a nodo inestricabile ai poteri forti: “Anzitutto l’abbandono della consulenza in Goldman Sachs: la banca d’affari americana lo aveva chiamato come advisor (al pari di altri italiani politici e non, come Romano Prodi o Gianni Letta (…) Monti ha poi lasciato la carica di presidente europeo della Trilater Commission, il think tank globale fondato da David Rockfeller nel 1973. E che vede diversi altri partecipanti italiani: da Enrico Letta a Enrico Tommaso Cucchiani, finora in Allianz e da ieri neoamministratore delegato di Intesa Sanpaolo; da Carlo Pesenti al banchiere Maurizio Sella, dall’italiano per carica Dieter Rampl, presidente di Unicredit a Pierfrancesco Guarguaglini di Finmeccanica (…) Infine, il premier ha lasciato lo steering committee del gruppo Bilderberg, nel quale l’unico componente italiano è Franco Bernabé, presidente di Telecom». Allora, “Il Club Bilderberg” – incluse le sue diramazioni – non è un’invenzione esoterica, come propaganda il mainstream, se anche il “più importante” quotidiano italiota ne parla. E se a questo quadro di trasparenza aggiungiamo l’intervista al Presidente Emerito della RepubblicaFrancesco Cossiga (già responsabile insieme al prescritto per mafia Giulio Andreotti)dell’assassinio di Aldo Moro, rilasciato proprio al Corriere della Sera il 30 novembre 2007. Di che parlava il picconatore? Semplice: l’attentato per antonomasia: “Da ambienti vicini a Palazzo Chigi, centro nevralgico di direzione dell’intelligence italiana, si fa notare che la non autenticità del video è testimoniata dal fatto che Osama Bin Laden in esso confessa che Al Qaeda sarebbe stato l’autore dell’attentato dell’11 settembre alle due torri in New York, mentre tutti gli ambienti democratici d’America e d’Europa, con in prima linea quelli del centrosinistra italiano, sanno ormai bene che il disastroso attentato è stato pianificato e realizzato dalla Cia americana e dal Mossad con l’aiuto del mondo sionista per mettere sotto accusa i Paesi arabi e per indurre le potenze occidentali ad intervenire sia in Iraq sia in Afghanistan”.

Associazioni segrete – Il Gruppo Bilderberg nasce nel 1952, ma viene ufficializzato due anni più tardi, a giugno del 1954, quando un ristretto gruppo di vip dell’epoca si riunisce all’hotel Bilderberg di Oosterbeek, in Olanda.   Tra i promotori – precisano alcuni studiosi della semi sconosciuta materia – occorre ricordare due nomi in particolare: sua maestà il principe Bernardo de Lippe, olandese, ex ufficiale delle SS, che ha guidato il gruppo per oltre un ventennio, fino a quando, nel 1976, è stato travolto dallo scandalo Lockheed; e Joseph Retinger, un faccendiere polacco al centro di una fittissima trama di rapporti con uomini che per anni hanno contato sullo scacchiere internazionale della politica e dell’economia. «La loro ambizione – viene descritto – era quella di costruire un’Europa Unita per arrivare a una profonda alleanza con gli Stati Uniti e quindi dar vita a un nuovo Ordine Mondiale, dove potenti organizzazioni sopranazionali avrebbero garantito più stabilità rispetto ai singoli governi nazionali. Fin dalla prima riunione vennero invitati banchieri, politici, universitari, funzionari internazionali degli Usa e dell’Europa occidentale». Invece, la Trilaterale nasce nel 1973, sotto la presidenza “democratica” di Jimmy Carter e del suo consigliere speciale per la sicurezza, Zbigniew Brzezinsky. A ispirare il progetto, le famiglie Rothschield e Rockfeller. Un progetto che ha irresistibilmente attratto i potenti del mondo, a cominciare proprio dai presidenti Usa, con un Bill Clinton in prima fila. Il giornalista Richard Falk, già nel 1978  scrive sulle colonne della Monthly Review di New York: «Le idee della Commissione Trilaterale possono essere sintetizzate come l’orientamento ideologico che incarna il punto di vista sopranazionale delle società multinazionali, che cercano di subordinare le politiche territoriali a fini economici non territoriali». E’ la filosofia delle grandi corporation, che stanno privatizzando le risorse del pianeta Terra, a cominciare dai beni primari, come ad esempio l’acqua: non solo riescono a ricavare profitti stratosferici ma anche ad esercitare un controllo politico su tutti i Sud – e non solo – del mondo. La logica della globalizzazione. E i bracci operativi di questo turbocapitalismo sono proprio due strutture che dovrebbero invece garantire il contrario: ovvero la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. «Entrambi – scrive uno studioso, Mario Di Giovanni – sotto lo stretto controllo del ‘Sistema’ liberal della costa orientale americana. Agiscono a tutto campo nell’emisfero meridionale del pianeta, impegnate nella conduzione e ‘assistenza’ economica ai paesi in via di sviluppo». E proprio sull’acqua, la Banca Mondiale sta dando il meglio di sé: con la sua collegata IFC (Internazionale Finance Corporation) infatti sta mettendo le mani sulla gran parte delle privatizzazioni dei sistemi idrici di mezzo mondo, soprattutto quello africano e asiatico, condizionando la concessione dei fondi all’accettazione della privatizzazione, parziale o più spesso totale, del servizio. Del resto, è la stessa Banca a calcolare il business in almeno 1000 miliardi di dollari. Scrive ancora Di Giovanni: «Le decisioni assunte dai vertici della Trilateral riguarderanno sempre di più quanti uomini far morire, attraverso l’eutanasia o gli aborti, e quanti farne vivere, attraverso un’oculata distribuzione delle risorse alimentari. Decisioni che riguarderanno l’ingegneria genetica, per intervenire nella nuova ‘umanità’. In una parola, tutto ciò che definitivamente distrugga il ‘vecchio’ ordine sociale, cristiano, per la creazione di un nuovo ordine. Ma tutto questo senza particolari scossoni. Non vi sarà bisogno di dittature, visto che le democrazie laiche e progressiste, condotte da governi di ‘centrosinistra’, servono già così efficacemente allo scopo. Governi che riproducono – conclude – una formula già sperimentata lungo l’intero corso del ventesimo secolo e plasticamente rappresentata dal passato governo Prodi-D’Alema: l’alleanza fra la borghesia massonica e la sinistra, rivoluzionaria o meno». L’Alleanza Atlantica (Nato) è affiliata al Gruppo Bilderberg. Come mai?

Guerra ambientale – Quando il generale Fabio Mini nel 2007 (non il primo pincopallino che sproloquia all’angolo del web), parlava di manipolazione climatica e di possibilità di ricreare artificialmente terremoti e tsunami, di sicuro doveva aver bevuto qualche bicchierino di troppo? Esiste un progetto USA che si intitola “Owning the weather in 2025” ossia controllare il clima entro il 2025 tutto documentabile e verificabile, ma evidentemente è più facile dare degli allucinati e dei complottisti agli altri, piuttosto che informarsi e indagare a dovere. D’altronde è sufficiente guardare i dati statistici per constatare di quanto gli eventi catastrofici siano aumentati da quando è in corso questa sperimentazione. Prima c’era un’alluvione dagli effetti devastanti ogni 10 anni nella peggiore delle ipotesi, ora son nell’ordine di 3-4 all’anno. Terremoti idem: prima l’intervallo di tempo tra l’uno e l’altro erano molto ampi, ora hanno una frequenza ravvicinatissima e seguono, anzi anticipano curiosamente gli eventi politici. Sul fatto di a chi giova poi non è che ci voglia la scienza per capirlo. Disastri? Uguale accise che finiscono nelle casse dello Stato. Ricostruzione? Per ricostruire servono finanziamenti e i soldi si chiedono in prestito alle banche che guadagnano sugli interessi e di certo non li regalano. Ricostruzione uguale appalti pubblici uguale mafia organizzata dallo Stato…ecco a chi giova, devo continuare? HAARP è un progetto governativo nord-americano, ufficialmente  in grado di bombardare la ionosfera di onde radio. Sempre ufficialmente può influire sulle condizioni climatiche di una zona. La base principale si trova in Alaska ma ce ne sono diverse legate alle basi nato nel mondo. HAARP non è una base segreta, è quello che fa HAARP ad essere un segreto. D’altronde anche l’AREA 51 non è segreta, ma cosa succede lì dentro voi scienziati a pagamento forse lo sapete? Le teorie del Caos chiaramente indicano che ci deve essere una sensibilità alle condizione iniziale e di dipendenza dell’evento. Per cui dipende dalla quantità di prosciutti e forme di parmigiano che gravano sul territorio e dal rapporto con quelle esportate durante la congiuntura astrale. In altri termini,  è stato tutto organizzato dai servizi segreti di Terronia per colpire la Padania ed in particolare per far cadere le vendite del parmigiano a favore dei vari pecorini del sud. Pensateci bene, è molto più attendibile delle altre teorie illustrate dalla stampa quotidiana. Scherzi a parte, evidentemente dare del complottista a chiunque tenti di ragionare sugli eventi catastrofici può essere più comodo. In fondo, la Terra gira in senso orario se la guardiamo dalla verticale sopra al polo sud, ma se la guardiamo dal polo nord gira in senso antiorario.  Gli impiegati della comunicazione (asservita) non sbagliano mai, perché partono sempre dalle conclusioni. I pennivendoli hanno sempre una tesi da dimostrare e quindi vedono solo e soltanto le fantasie che la sostengono e negano l’esistenza dei fatti che la contraddicono. Insomma, sanno sempre tutto perché sono infallibili: sono infallibili perché sono dogmatici e sono dogmatici perché non sono liberi. Fa una bella differenza tenere la guardia un pò più alta e non essere  dentro il club del parco buoi. Poi ognuno creda a quello che vuole, naturalmente, ma etichettare l’Altro nel recinto di una definizione dispregiativa (complottista, dietrologo, esoterista, esaltato e altro ancora) denota soltanto malafede e scarsità di neuroni. Parola di Henry Ford: “Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perché, se lo capisse, credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione”.

http://quintoelementomusical.files.wordpress.com/2012/06/cover-bassa-risol.pdf

05/06/2012 Posted by | Uncategorized | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Mozione “Mobilità due ruote” M5S 07/11/11 – Retroscena

Siete abituati a vedere al cine, le grandi prodezze che fa Tarzàn… ma al cine c’è sempre una regia. Durante il Consiglio Comunale del 7 novembre, il MoVimento 5 Stelle ha presentato una mozione urgente per la diffusione dei suggerimenti a tutela delle fasce deboli cittadine, pedoni e ciclisti. La mozione è passata, ma non è questo il problema. Mi capita spesso di montare le registrazioni dei videoconsigli del comune, e sono sempre rimasto sbalordito da come tutto appaia “anomalo”. In aula, la maggior parte delle volte che parla Mattia, la gente si impegna celermente a fare altro,  parlando, telefonando … spesso i soli pochi presenti. In questo caso (come capita spesso, anzi: le nostre mozioni ce le concedono in discussione di norma sul limite temporale dei lavori) eravamo a 10 minuti dalla chiusura di una seduta di fatto inutile come la maggior parte delle precedenti, essendo tutto deciso al di fuori di quelle stanze, relegate a falsa rappresentazione democratica, anzichè essere più paragonata al primo lavoro di Fantozzi in azienda: leccafrancobolli. ERano presenti 31 consiglieri. Sì, avete capito bene. 31.

Su 48 stipendiati e pagati, 17 erano latitanti. E l’aula… beh, un’idea ve la siete fatta, con il video. Quelle sono le condizioni in cui si lavora: voi state a casa, o in giro a fare shopping, e presto molti saranno in giro a ravanare nei cestini dell’immondizia, e la politica ancora gioca con il nostro futuro ormai sempre più cupo, senza una presa di coscienza collettiva. Nessuno ci rappresenta meglio di noi stessi, quindi alzatevi e venite in consiglio comunale a vedere come funziona… rendetevene conto, che è tutto studiato a tavolino: parlare per ore per non dire e fare nulla, e fare annoiare la gente… e poi là dove ci doveva essere una pista ciclabile, muore qualcuno.

Non lo so, io per dignità mia personale non ce l’ho fatta a restare fermo a farmi prendere per il culo…

14/11/2011 Posted by | Uncategorized | , , , , , , , , , | Lascia un commento

Non è un paese per vecchi

Oggi, per la prima e forse (spero) ultima volta, approfitto dello spazio di questo canale per fare un tipo differente di informazione: o meglio, di comunicazione. Nello specifico, intendo rispondere ad un altro articolo, che mi riguarda direttamente, in quanto prende spunto da un’accesa conversazione cui ho partecipato, e alla quale fa espressamente riferimento l’autore del post citato, che vi pregherei di leggere. “Anziani, una realtà da “pattumare”. A mio avviso, già dall’incipit si evince un’abissale distanza generazionale, seppur l’età dei due (o tre) contendenti sia minima: 12 soli anni. La durata di un refolo, nel grande computo della Vita. Già, perché senza le premesse, senza un contraddittorio o almeno dei fatti (inconfutabili), ogni verità è frutto della fantasia del suo narratore. Così succede che un “certo sistema di votazione computerizzato” diventa “demenziale” a seconda della capacità valutativa del singolo: tant’è che quel sistema è stato analizzato poi per due giorni, sviscerato, e confermato come attendibile e corretto. Si è persino scoperto che lo stesso sistema viene adottato da amministrazioni pubbliche americane ormai in modo regolare, tanto da essere riconosciuto come il miglior sistema per scegliere un rappresentante che soddisfi il maggior numero di votanti. Il “demenziale” prende così tutto un altro valore, si ritorce contro l’utilizzatore, trasformando la propria affermazione, come tale. E’ facile poi continuare a manipolare un’informazione: è sufficiente omettere che io che scrivo, sono stato uno dei maggiori oppositori all’applicazione del metodo in questione, tanto da averne proposto uno più semplice, non trovando ragione nell’applicarne uno così complicato, nella nostra piccola realtà politica. Un altro “omissis” di poco conto, no? Ma non è ancora finita: la mistificazione della verità continua. Tutte le proposte avanzate, sono state sottoposte al voto di un certo considerevole numero di persone (tra 30 e 40, potrei verificare, ma è ininfluente): e a maggioranza, il sistema “demenziale” è risultato vincente, con mio e altrui rammarico. Qui, sorse la discordia: è giusto sovrastare il volere popolare in un contesto politico dove la volontà dei partecipanti è sovrana? Io mi sono schierato per il “no, non è giusto”, e non solo. Altri, una quindi ancor più stregua minoranza rispetto alla votazione, hanno ritenuto lecito gridare al complotto. Anche io so far di conto, e anche io avevo capito che quel sistema poteva esser controproducente: ma il popolo è sovrano, e io ero già pronto a rimboccarmi le maniche e lavorare per raggiungere comunque il mio scopo, nonostante il “contrattempo”. E sono cominciati i diverbi: in nome di una presunta precedenza di età, mi si è detto che io sbagliavo. Mi si è indicato cosa dovevo fare, come dovevamo reagire a una tale situazione. E’ stata criticata una mia scelta, messo alla berlina un mio diritto.

Arroganza.

Un mio pari, solo perché ha ricevuto una cultura diversa dalla mia (non migliore, diversa: soltanto diversa) e si ritrova con qualche anno in più come fardello di vita, senza conoscere i miei trascorsi (e il peso del mio, di fardello), ha preteso di imporre la sua volontà sulla mia. Non rientra in quelli che sono i miei principi: nessuno è migliore di nessun altro. E’ in questa arroganza, che molti fanno propria con il passare degli anni, con l’acquisizione di una posizione sociale, di un ruolo confezionato nel tempo, che si nasconde il degrado di una società che si sta autodistruggendo con l’autoreferenzialità, anziché migliorarsi con un sistema meritocratico, che premi le virtù. C’è chi legge James Hillmann, chi “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” di Pirsig, o il “Discorso agli ateniesi” di Pericle. Sono scelte. Io scelgo la pari dignità, e la virtù della meritocrazia, per lo sviluppo e il progresso. Additare come “vecchio” un individuo incapace di interagire con il mondo circostante per il miglioramento dello stesso non è un atto discriminatorio: è un dato di fatto. Se a una persona si portano le prove inconfutabili, scientifiche, che l’ambiente circostante, l’habitat naturale dell’uomo, è forse irrimediabilmente compromesso, e costui continua a imprecare su un sistema di votazione “demenziale”, ma sul quale si è espressa una maggioranza (e poco conta se valida o meno: chi decide se è valida? La matematica e la logica indicano che l’unica assemblea realmente democratica, di un sistema “chiuso” chiamato Terra, sia composta da ogni singolo individuo senziente), quando il tempo a disposizione per trovare soluzioni che salvaguardino il futuro della specie è forse addirittura terminato, chi ha torto? Chi preferisce soprassedere su una scelta non condivisa ma espressione di una maggioranza per riprendere ad affrontare i problemi seri (ovvero il futuro dell’umanità)? O chi perde altro tempo prezioso con obiezioni che come sempre potevano essere poste mesi prima? Il metodo “demenziale” in questione è frutto di un tavolo di lavoro partito a giugno. Sei mesi fa.

Potrei continuare a filosofeggiare all’infinito su quanto dichiarato in quell’articolo. Esempio? Perché limitarsi a documentare l’analisi sulla “vecchiaia” riferendosi solo ai paesi occidentali? Che è? Noi siamo migliori di altri popoli? Chi ci ha investito dell’autorità di crederlo? Forse una religione indiana che prevede che giunta l’ora del “grande viaggio”, il “vecchio = saggio” abbandona ogni avere per errare per le lande, rispettato da tutti e mantenuto con elemosine, ascoltato nei consigli dai giovani, è una follia? Eppure sono secoli che esiste… Vogliamo allora parlare di cosa ha scaturito la nostra assurda cultura occidentale, e non solo? Vogliamo parlare delle origini delle religioni monoteiste e della resa in schiavitù della donna che dura nella nostra cultura da 4.500 anni? Arroganza. Anche io ne ho molta, ma ho anche il dono dell’umiltà e dell’empatia, e son sempre disposto a ascoltare e valutare le opinioni del prossimo, perché so di non avere La Verità in tasca, ma solo una, verità: la mia, confutabile giorno dopo giorno.

Questo è per me MoVimento. Il resto è vecchiume, come i libri di storia scritti dai vincitori.

“Vecchio” è un aggettivo: può essere utilizzato per indicare una condizione anagrafica, oppure un’eccessiva ristrettezza di pensiero. Mai mi permetterei di dare del “vecchio” a un vecchio come Dario Fo.

Rispetto. Sempre e comunque, e scendere dal piedistallo: discorsi come quello letto in quell’articolo, sono pericolosi: credersi migliori dei “giovani”, il rifiutarsi di ascoltarli, di condividere, di parlare, quello sì, crea le divisioni. Solo l’apertura al dialogo e al confronto, sempre stando sullo stesso piano, ci permetterà di salvarci. O un giorno avrete contro le generazioni nostre figlie, come già se ne avvertono le avvisaglie.

 

Questo articolo è stato scritto in fretta: mi riservo di apportare eventuali minime rettifiche lessicali entro domani sera, se riterrò necessario

14/01/2011 Posted by | Uncategorized | , , | 3 commenti