Schumyno

Cittadino libero e in movimento

Allarme diossina – inceneritori Forlì

Dopo l’allarme dato a livello regionale con il servizio del tg3 qui sopra, parte integrante di un post precedente, cosa è successo? Quali sono le azioni intraprese per verificare e risolvere l’anomalia, fare rientrare l’allarme sanitario? Medici, dottori, ricercatori, donano volontariamente il loro tempo per proteggere il diritto alla salute di ogni essere vivente, coadiuvando le attività svolte dagli enti proposti a tali fini (ma oberati da una pessima legislazione e una superficiale “dirigenza”), rinunciando a molte di quelle “comodità” che tutti conosciamo bene: tornare casa dopo una giornata di lavoro fatta di 7/9 ore, mangiare, e sbatterci sul divano a trangugiare falsi stereotipi televisivi. E’ così che poi gli enti preposti alla tutela dell’ambiente e della salute riescono a evitare scomode conseguenze: qualcuno lancia l’allarme, e gli enti “rassicurano”… “è tutto a posto, tutto sotto controllo, ma grazie, verificheremo comunque” …come già facevano prima… (come in tanti altri casi, vedi il terremoto di L’Aquila, o Fukushima…). Poi, basta: nessun altro ne parla. Ufficialmente. Le televisioni tacciono rassicurate da quegli enti che sprizzano moralità da ogni poro, seppur con tutte le poltrone di comando distribuite politicamente. I giornali, seguono a ruota…

E allora l’informazione la facciamo noi.

Qui di seguito copio e incollo il comunicato stampa Arpa-Ausl di Forlì, emesso dopo i fatti in questione. E siccome son simpatico, subito dopo il comunicato Arpa-Ausl, copio e incollo il comunicato stampa ISDE in risposta. Leggete e fatevi un’idea… si parla solo delle nostre vite, in fondo: in premio a una lotta di comunicati e carte bollate, quando ci vorrebbe solo il buon senso.

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COMUNICATO STAMPA/NOTIZIE

 Agli organi d’informazione

 Prot. N.073 MD/2011 Forlì, 22/04/2011

  COMUNICATO STAMPA ARPA-AUSL FORLI’

Arpa e Ausl Forlì: i livelli di diossina analizzati nell’ambiente e negli alimenti forlivesi – sia con le attività istituzionali sia tramite i progetti specifici come Moniter – rientrano ampiamente all’interno dei limiti normativi previsti. Si conferma l’impegno per ulteriori approfondimenti a tutela dell’ambiente e della salute.

L’indagine condotta da ISDE per la ricerca di diossine in matrici alimentari (polli, uova, latte materno) in zone del territorio forlivese collocate in prossimità degli inceneritori ha destato comprensibilmente l’attenzione e la preoccupazione dei media e dell’opinione pubblica.

Arpa a Ausl di Forlì ritengono indispensabile sintetizzare le conoscenze prodotte nell’ambito delle rispettive attività, peraltro già pubbliche,e condividere alcune riflessioni in merito.

La problematica diossina, in ambito scientifico ben dibattuta, è all’attenzione da tempo delle istituzioni che si occupano di ambiente e salute. E’ infatti dal territorio forlivese che è partito il primo studio regionale di sorveglianza dello stato di salute della popolazione esposta ad inceneritori, evolutosi poi nello studio regionale Moniter: già in questo primo studio sono stati analizzati campioni di terreno prelevati nei punti di minima e massima ricaduta i cui valori, per quanto riguarda diossine e sostanze simili, sono risultati analoghi a quelli riscontrati in terreni di aree rurali in diversi paesi europei.

L’attività di controllo sui fumi al camino dell’inceneritore di rifiuti urbani, regolarmente svolta da Arpa di Forlì-Cesena secondo le prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), non ha evidenziato, per quanto riguarda diossine e furani, superamenti dei limiti previsti in autorizzazione (più bassi di quelli stabiliti dalle normative vigenti). In particolare i controlli hanno evidenziato valori compresi fra 0,002 e 0,003 nanogrammi al metro cubo (circa quaranta volte sotto il limite di legge). Analogamente per l’inceneritore per rifiuti sanitari di Mengozzi, non si evidenziano superamenti dei limiti autorizzati a camino; nel 2010 il dato relativo alle diossine è di 0,0023 nanogrammi al metro cubo (ancora circa quaranta volte meno del limite di legge). Sulla base dell’autorizzazione all’esercizio dei due inceneritori, Arpa svolge anche il monitoraggio della qualità dell’aria nel punto di massima ricaduta al suolo. I valori di diossine riscontrati in queste analisi sono dello stesso ordine di grandezza di quelli rilevati dalla stessa Arpa in altre aree del territorio forlivese, non prossime agli inceneritori.

Il progetto Moniter ha confermato, attraverso le analisi delle emissioni, come le modifiche impiantistiche che hanno interessato negli ultimi anni gli inceneritori di rifiuti urbani abbiano ridotto enormemente le emissioni di diossine e furani nell’ambiente. Data la persistenza nell’ambiente di queste sostanze, la loro eventuale presenza nel terreno e quindi nella catena alimentare va quindi ricondotta a inceneritori nelle configurazioni impiantistiche del passato oppure ad altre sorgenti.

Per quanto riguarda l’esposizione per via alimentare, il controllo di residui di diossine e PCB è garantito nell’ambito del “Piano nazionale residui” che monitora, per la tutela del consumatore, la presenza degli inquinanti ambientali nelle produzioni animali; gli allevamenti su ampia scala sono peraltro controllati anche sotto il profilo dell’alimentazione animale.

Da anni la Regione Emilia-Romagna integra il Piano nazionale con un Piano regionale finalizzato al controllo dei residui nelle produzioni tipiche regionali. Dal 2007 particolare attenzione è stata posta a diossine e PCB (policlorobifenili) e altri microinquinanti organici persistenti. I campioni analizzati riguardano prodotti alimentari presenti in commercio ma anche campioni di alimenti destinati all’autoconsumo, analizzando uova e carni provenienti da piccoli allevamenti rurali. Complessivamente, nel biennio 2009-2010, nel forlivese, sono stati analizzati 24 campioni di varie matrici (uova, carne di pollame, carne bovina e suina, latte bovino e olio). Tutti gli esiti analitici sono stati negativi eccetto un campione di uova destinato all’autoconsumo prodotto in un allevamento familiare poi riconosciuto come non correttamente gestito. Il Piano 2011 ha incrementato i campioni in allevamenti rurali: ad oggi sono disponibili i risultati di 8 analisi, tutte negative, e riguardanti campioni prelevati a una distanza variabile da 3 a 8 km dagli inceneritori di Forlì.

 Il monitoraggio ambientale e la sorveglianza della salute restano un impegno costante delle Istituzioni che raccolgono e valutano anche sollecitazioni, come quella dell’indagine ISDE, che – pure nella limitatezza del numero dei campioni raccolti – suggerisce spunti per ulteriori approfondimenti.

 Arpa e Ausl di Forlì

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COMUNICATO STAMPA – ISDE

In relazione al comunicato congiunto AUSL ed ARPA ieri diffuso circa la ricerca di diossine in alimenti promossa dall’ISDE, apprezziamo innanzi tutto che la pur limitata indagine da noi condotta sia stata considerata uno stimolo per ulteriori approfondimenti, come viene affermato nelle conclusioni del comunicato stesso.

Non abbiamo mai pensato di sostituirci alle Istituzioni preposte alla tutela della salute umana e dell’ambiente: con la nostra indagine abbiamo voluto piuttosto  sollecitare l’estensione della ricerca delle diossine alle  matrici biologiche (accumulatori per eccellenza di tali sostanze) esposte alla ricaduta delle emissioni  di impianti che ne sono una sorgente indiscutibile, ovvero i due inceneritori di Forlì in funzione da circa 40 anni.

Ricordiamo che l’area circostante i due impianti – per un raggio di 3,5 km – è stata oggetto di uno studio epidemiologico condotto per esposizione a metalli pesanti (presi come marker delle emissioni degli inceneritori)  da cui sono emersi  rilevanti rischi per la salute umana  crescenti con i livelli di esposizione stimati sulla base di un modello di ricaduta.

Non va dimenticato che fu  proprio sulla base di questi risultati che la Federazione Regionale degli Ordini dei Medici dell’Emilia Romagna nel 2007 chiese una moratoria su nuovi insediamenti o  ampliamenti di inceneritori e che la Regione Emilia Romagna dette avvio allo studio Moniter.

Sicuramente – come affermato nel comunicato di ARPA ed AUSL – la presenza di contaminanti persistenti e pericolosi quali le diossine, è da far risalire ad emissioni che si sono accumulate nel tempo in un territorio in cui gli inceneritori ne hanno rappresentato una fonte indiscutibile: non risultano infatti presenti altri insediamenti industriali di particolare rilievo  per quanto riguarda le emissioni di tali sostanze.

I risultati da noi ottenuti, pur essendo certamente limitati, sono a nostro avviso indicativi  in quanto coerenti con il modello di ricaduta delle emissioni utilizzato per lo studio epidemiologico più sopra citato. Essi  sembrerebbero  rendere ragione della prescrizione a suo tempo data dal Dipartimento di Prevenzione dell’ AUSL di Forlì  nel corso della   procedura autorizzativa per il raddoppio dell’inceneritore di rifiuti urbani: l’ampliamento da 60.000 a 120.000 tonnellate poteva avere luogo se il flusso di massa degli inquinanti emessi fosse rimasto invariato, dal momento che il territorio risultava già sottoposto a pesante contaminazione ambientale e non poteva quindi sopportare ulteriori aggravi.

Non venendo garantito il rispetto di questa prescrizione, essa fu superata con l’innalzamento del camino e l’aumento della velocità di espulsione dei fumi al fine di diminuire le concentrazioni degli inquinanti al suolo. Non ci sembra che un simile  accorgimento possa essere considerato adeguato per  la tutela della salute, specie se ci troviamo all’interno della Pianura Padana ( uno dei territori più inquinati del Pianeta, ma anche a spiccata vocazione agricola) in cui il ristagno dell’aria è costante; è ovvio che così facendo ci si  limita  a distribuire le sostanze tossiche su una superficie più ampia e si aumenta il numero dei soggetti esposti a contaminazione alimentare.

Se il territorio circostante gli impianti è veramente contaminato da diossine in misura tale da compromettere la sicurezza di prodotti alimentare locali – come suggeriscono i risultati delle nostre analisi – come è ammissibile che si possano ritenere ininfluenti le ulteriori emissioni che provengono da impianti evitabili quali gli inceneritori?

  Venendo poi alle rassicurazioni fornite, saremmo più tranquilli se  AUSL ed ARPA fornissero esaurienti risposte ai seguenti quesiti:

 1)      Quanti dei  24 campioni analizzati nel biennio 2009-2011 riguardavano animali allevati all’aperto e alimentati con mangimi di provenienza locale?

2)      Fra questi ultimi, quanti erano allevati entro l’area di 3,5 km di raggio intorno agli inceneritori di Forlì  e come erano collocati rispetto alla mappa di dispersione utilizzata nello studio epidemiologico sopra citato?

3)      Le 8 analisi effettuate nel 2011 sono esaustive di tutti i controlli eseguiti nel corso di questo anno?

4)      Visto che si afferma che i prelievi sono stati effettuati fra 3 ed 8 km dagli impianti, quanti sono e come sono georeferenziati rispetto alla mappa di ricaduta quelli compresi fra i 3 ed i 3,5 km? Anche le nostre uova a 3,8 km, direzione sud-sud est, sono risultate nei limiti di legge!

5)      Sono stati previsti campioni a distanza più ravvicinata rispetto  agli inceneritori e soprattutto collocati nel livello di massima esposizione individuato secondo la mappa di ricaduta utilizzata nello studio di cui sopra?

 Inoltre, per quanto riguarda tanto  le analisi a camino quanto quelle nel punto di massima ricaduta al suolo effettuate da ARPA, vorremmo sapere quale è la strumentazione utilizzata e con quale accreditamento,  dal momento che ricordiamo le dichiarazioni pubblicate sulla stampa dell’allora direttore dell’ARPA di Forlì , Dott. Franco Scarponi, che molto candidamente ammetteva che ARPA non era in grado di effettuare analisi per le diossine.

Cosa è  cambiato rispetto ad allora?

 Vorremmo infine richiamare che il Servizio Sanitario Nazionale  ha fra le proprie  finalità, come  risulta dall’art.2 della sua legge istitutiva:“… la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito di vita e di lavoro; ….la promozione e la salvaguardia della salubrità e dell’igiene dell’ambiente naturale di vita e di lavoro”.

Pertanto la “sorveglianza della salute” rappresenta   solo una parte del mandato istituzionale dell’ AUSL e  dovrebbe essere esercitata nell’ottica della prevenzione delle malattie,  in primo luogo con la Prevenzione Primaria, ovvero con  la riduzione dell’esposizione delle persone agli agenti nocivi, specie se provenienti da attività concretamente evitabili come l’incenerimento dei rifiuti.

Auspichiamo  che dalle indicazioni emerse anche grazie alle nostre indagini, prenda  avvio  un approfondimento ancora più puntuale circa la presenza di contaminanti nelle matrici biologiche, incluso il latte materno –  indicatore ideale dell’ inquinamento  – e degli effetti che tutto questo comporta sulla salute in particolare dell’infanzia.

Riteniamo  indifferibile l’esigenza di passare dalla parole ai fatti riducendo l’esposizione della  nostra popolazione ad inquinanti pericolosi e persistenti, provenienti da impianti del tutto superflui come gli inceneritori.

 ISDE Forlì

Forlì 23 Aprile 2011

24/04/2011 Posted by | behdiritti, behinceneritori, behsalute | , , , , , , | 2 commenti

Provincia Milano blocca gli inceneritori?

Paul Connet – Rozzano 25/05/10 – Una soluzione sostenibile per la Gestione dei Rifiuti

(presentazione powerpoint)

Quello qui sopra è il risultato di ricerche, condivisioni, studi. Persone che si sono messe d’impegno, nel ricercare i “numeri” che scientificamente potessero spiegare quello che oggigiorno ci rendiamo conto non funzionare più: lo stile di vita. In seguito alle battaglie di un’infinità di comitati e movimenti, tra cui il MoVimento 5 Stelle, e il passaggio rapido delle informazioni in un tam tam della rete continuo, sembra che i primi effetti positivi si facciano sentire. I “potenti” abituati a non sentire le nostre lamentele, si stanno rendendo conto che le nostre voci si stanno alzando sempre più, e che coloro che cominciavano a perdere la speranza in una politica che li rappresentasse, stanno scoprendo una nuova corrente, politica, certo, ma fatta di cittadini come loro, aperta e trasparente, dove si dice chiaramente quali sono gli obiettivi, i programmi che si intendono realizzare. A qualsiasi costo. Perché in ballo c’è la nostra sopravvivenza, la nostra qualità della vita, il vivere in salute il tempo che ci è dato avere.

Questa premessa a introdurvi il documento qui sotto in allegato: una delibera della provincia di Milano, che di fatto blocca ogni ampliamento e/o costruzione di inceneritori. Non indicano in alcun modo i “termovalorizzatori” come responsabili di morte e inquinamento, ma allacciandosi alla crisi economica e alla contrazione dei consumi, unitamente a una maggiore attenzione al riciclo degli scarti, ritengono di dover prima rivedere il piano rifiuti regionale.

Belle parole, la direzione è quella giusta anche se ancora non si ammette l’evidenza dei fatti: gli inceneritori mandano in fumo un sacco di vite e risorse. Prendo atto del gesto comunque positivo. Ma non sufficiente: non abbasseremo la guardia. Faremo smantellare persino la maggior parte di quelli esistenti, fino alla loro definitiva scomparsa, rimpiazzati da un sistema semplice, logico, che avete nella presentazione in testa.

Le generazioni futuro gridano “aiuto”: non facciamo i finti sordi.

Delibera Consiglio Provinciale Milano 12/2011 del 14/04/2011

23/04/2011 Posted by | behinceneritori, behmilano, behsalute, Uncategorized | , , , , , , | Lascia un commento

Inceneritori o termovalorizzatori?

Siamo seri, per carità. I termovalorizzatori non esistono, parlando di rifiuti. Esistono calcoli, studi, documenti, che attestano che bruciando un rifiuto, in realtà abbiamo consumato più energia di quanta ne ricaviamo dalla combustione, contando gli innumerevoli processi di lavorazione dei singoli “prodotti” immessi nei forni. Quindi, per quale motivo dobbiamo incenerire ciò che costruiamo con tanta fatica?

E’ tempo di mettere da parte la falsa politica di parole fini solo al proprio portafoglio e narcisismo, e cominciare a capire che il futuro è fatto di ricerca: di nuovi materiali da poter riutilizzare, mentre ci impegniamo a dividere gli “scarti di lavorazione” che oggi chiamiamo rifiuti, ma che sono già in quasi tutti i casi, nuova “materia prima”  per nuove lavorazioni e nuovi prodotti, senza distruggere (trasformare) nulla. Sì perchè a incenerire, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Per ogni tonnellata di rifiuti, ci vuole un’altra tonnellata di materiali (acqua e calce, bicarbonato, etc…) per favorirne la combustione.

Per ogni tonnellata di rifiuti, restano 300Kg di ceneri, considerate tra i rifiuti più tossici in circolazione, da destinare a “discariche speciali” (o magari nella rotonda sotto casa vostra).

Mancano 1.700kg all’appello. Su una tonnellata, restano comunque rifiuti per il 30% del totale, quando ci sono comuni che hanno superato l’80%… risparmiando sulla tassa rifiuti, creando lavoro, senza bruciare 2 tonnellate di “materia” e quindi guadagnando in qualità di vita

Tutto si trasforma. La maggior parte dei 1.700Kg diventa vapore acqueo. Il resto?

Lo avete visto nel video

Lo mangiamo. Lo respiriamo.

Una soluzione c’è: 5R

– Riciclo

– Recupero

– Riduzione

– Riutilizzo

– RICERCA

Un ringraziamento ai medici ISDE e alla D.ssa Gentilini per il lavoro che svolgono con sacrificio e umiltà

Links correlati al video

IL CORRIERE DEL 20 APRILE

IL RESTO DEL CARLINO 20 APRILE

LA VOCE DEL 20 APRILE

22/04/2011 Posted by | behinceneritori, behsalute, Uncategorized | , , , , , , , | 1 commento

Viviamo di più? e come?

L’articolo allegato a piè pagina, da leggere assolutamente, dovrebbe fare riflettere. Sull’ovvio. Siamo stati talmente assorbiti da un sistema folle, incentrato sulla distrazione di massa, da non renderci conto di andare contro la stessa natura di cui siamo parte. Abbiamo deturpato il nostro habitat, tanto da renderlo quasi invivibile, anche se veramente poco ci manca. Tecnologia, scienza e conoscenza ci hanno donato gli strumenti più sofisticati, futuribili e miracolosi, ma hanno offuscato la “coscienza”: non sappiamo più cosa siamo. Ebbene, siamo materiale organico, composto da quegli elementi che costituiscono tutto l’insieme che ci circonda. Ci siamo evoluti in armonia (noi che siamo sopravvissuti alla selezione naturale) con l’ambiente in cui eravamo immersi. Poi l’intelletto, seguito come diretta conseguenza dall’arroganza. Già, l’arroganza di credersi superiori ad altri per via del proprio intelletto più sviluppato, spesso solo per una fortunata collocazione in una determinata classe sociale, che fosse tribale o moderna. Con l’arroganza, è arrivata la bramosia di potere, fino ai giorni nostri, dove questi elementi hanno creato un finto benessere di pochi, a discapito dell’esistenza stessa di molti. Tanto da compromettere il nostro habitat naturale. E la sopravvivenza.

Abbiamo estratto dalla tomba in cui erano sepolte risorse che abbiamo trasformato, lavorato, trattato, al fine di ottenere nuove materie, da impiegare per “evolverci”. Forse quelle risorse, erano scarti, che la Terra aveva voluto nascondere. O semplicemente un caso fortuito, che ci ha permesso l’evoluzione in loro assenza. Oggi quelle materie le bruciamo, le usiamo in fusioni atomiche, per costruire palazzi, e poi magari gli scarti, i “rifiuti”, che abbiamo creato noi, li seppelliamo sotto terre abitate o in fondo al mare… come se la terra non fosse tonda, e, per esempio, il plutonio non impiegasse 24.000 anni per dimezzare la sua carica radioattiva… chissà quanti giri della terra può fare, quell’atomo di plutonio, in tanti millenni.

Leggete l’articolo di Patrizia Gentilini, medico oncologo dell’ISDE, quì allegato. Oltre al picco del petrolio, credo si sia giunti, e passati oltre, a…

Il picco della salute

E’ tempo di fare qualcosa, per garantire un futuro compromesso alle nuove generazioni.

 

31/03/2011 Posted by | Uncategorized | , , , , | Lascia un commento

Lacchiarella e i Comuni del Parco Sud dicono NO a inceneritori e discariche

Il 30/11/2010, a Lacchiarella, come preanunciato con il post 30/11/2010 – Lacchiarella – Inceneritore/Bioreattore/Discarica si sono riuniti a discutere sul futuro del Parco Agricolo Sud di Milano Comitati, Sindaci, Consiglieri (uno provinciale e uno regionale) e cittadini.

Le registrazioni effettuate dell’evento (seppur incomplete e non di qualità eccezionale, essendo cominciate a incontro in corso e in condizioni “non idonee” per via della posizione) sono di basilare importanza: durante questi scambi di battute e pareri, quello che balza all’attenzione sono i numeri, snocciolati da tutti ma spiegati solo da pochi. Va tra l’altro fatto notare che, più si sale nella scala gerarchica del potere, più gli interventi si fanno complessi, e i dati diventano “fumosi”, arrivando a perderne la comprensione in pochi minuti. Ma non per i partecipanti a questo incontro: davanti all’ecatombe di numeri enunciati a caso degni di una classica tombola natalizia, il “pubblico” non si è lasciato incantare, ribattendo e specificando allor quando espressi senza cognizione di causa. E comunque proponondo fatti concreti come soluzione ai concreti problemi sanitari che queste scelte comportano da decenni.

Vi prego di mettervi comodi, di ascoltare tutto quanto è stato detto, per poi esser pronti la prossima volta che un politico cercherà di raggirarvi cercando di farvi credere che un inceneritore, una discarica, un bioreattore, sono indispensabili per il nostro futuro. Potrete almeno scegliere se essere gentili (e spiegargli per filo e per segno come stanno le cose) oppure ridergli in faccia e cercare un altro interlocutore: tanto con lui sarebbe tempo perso.

02/12/2010 Posted by | behinceneritori, Mafie, Territorio, Uncategorized | , , , , , , , | Lascia un commento

30/11/2010 – Lacchiarella – Inceneritore/Bioreattore/Discarica

Ieri sera si è tenuto, presso il teatro Parco Mamoli di Lacchiarella, un importantissimo incontro indetto e presenziato dal Sindaco Luigi Acerbi, su richiesta dei Comitati cittadini, sia della stessa Lacchiarella, sia di 25 comuni del Parco Agricolo Sud di Milano, a sostegno dell’interpellanza da loro sottoscritta e rappresentati dai rispettivi sindaci (moltissimi presenti). Il presidente della Provincia Podestà anch’egli invitato, non ha potuto presiedere causa precedenti impegni: per la Provincia, in rappresentanza, Fabio Altitonante (quart’ultimo capoverso). Per la regione Lombardia, presente il consigliere regionale Franco Mirabelli. E tutti i Sindaci (di cui parleremo in seguito).

L’incontro è stato molto interessante: la stampa ha quasi in toto disertato l’evento, che però ha avuto un’importanza strategica, in quanto le 250 persone accorse a presenziare, hanno potuto ascoltare direttamente dai propri rappresentanti, le rispettive posizioni. Drammatico constatare quanto si perda il contatto con i cittadini, col salire le posizioni gerarchiche della politica. Il sindaco Acerbi, insieme ai molti sindaci (delle piccole realtà provinciali, sia milanesi, sia pavesi) intervenuti, hanno usato parole condivisibili, preoccupate. Per loro il bioreattore e relativa discarica cominciano ad assumere quei connotati che molti di noi che vivono in rete, già conoscono: ovvero l’alto potenziale di dannosità per la salute umana e non, e la completa inutilità. Durante i vari interventi, e su pressione di cittadini informati, sono uscite le soluzioni, alla crisi. Nonostante poi i paroloni e i numeri sparati dall’assessore provinciale soprattutto e poi dal consigliere regionale (che come buoni tifosi han giocato l’un l’altro a suon di sfottò celati da sorrisi di circostanza) abbiano cercato di sviare l’ottimismo della gente intervenuta su formule matematiche (o sugli scarica barile delle colpe, sulle amministrazioni degli altri) alquanto astratte e inverosimili, si è riusciti a introdurre concetti fondamentali, come obbligo della raccolta differenziata come unica via d’uscita, il concetto di Rifiuti Zero (anche se ormai superato dalle sue nuove evoluzioni di tale “idea”), e il concetto di Centro di Riciclo, dove su tutti ha fatto da padrone Vedelago, forti della visita presso la sua sede a cui molti dei partecipanti in sala avevano aderito, compreso lo scrivente.

E’ stato un incontro importante: persone pubbliche di ogni rango hanno fatto affermazioni, hanno preso, seppur con i dovuti accorgimenti lessicali (frasi al condizionale, anzichè imperative o affermative), posizione riguardo questo problema. Sono stati bene attenti dal non dire “non vogliamo più nessun inceneritore perché uccidono”, ma si son limitati a dire che nel Sud Milano non ne verranno costruiti.

Rassegniamoci: per gli altri comuni, ci toccherà andare in trasferta di volta in volta, a portare il nostro background informativo. A furia di convincere ogni amministrazione che l’incenerimento è una cazzata, e a farlo notare ai loro cittadini intervenuti agli incontri, scomparirà finalmente il giro di denaro e potere intorno alla nostra salute.

Ricordatevi che “termovalorizzatore” è una parola che NON ESISTE.

A breve seguiranno le pubblicazioni dei video degli interventi della serata di ieri, con maggiori dettagli.

01/12/2010 Posted by | behinceneritori, behsalute, Mafie, Territorio | , , , , , , , , | 4 commenti

9 OTTOBRE – GIORNATA NAZIONALE VITTIME DISASTRI INDUSTRIALI

Sono giorni tristi, in successione continua. Ogni giorno, una nuova notizia, una nuova catastrofe.
Nuove sofferenze per famiglie che da sempre lottano quotidianamente con il rischio di non vedere tornare i propri cari a casa, o peggio, venire travolti dalla “incuria” umana nelle proprie abitazioni.
In Italia le morti sul lavoro, e in generale per disastri “ambientali”, sono in continuo aumento: le Istituzioni non riescono a imporre il buon senso e a garantire i diritti dei lavoratori e dei cittadini.
E’ in questo scenario, dopo l’incidente alla Eureco di Paderno Dugnano, (che ha visto spegnersi la sua prima vittima), dopo le alluvioni continue in tutta Italia che hanno messo in ginocchio migliaia di famiglie, dopo i fatti della Thyssen, l’incidente di Viareggio, i migliaia di casi di avvelenamento da amianto, che ci giunge una segnalazione, beffarda, dall’odore di ignoranza e superficialità, se non di cinica furbizia.
Una proposta di legge, originariamente presentata nell’ottobre del 2007, approda, rivista a ottobre di quest’anno, al Senato per la discussione e approvazione finale, dopo essere passata indenne alla Camera.
Lucia Vastano, giornalista, ci racconta.
Dopodichè, contattate i nostri Dipendenti Senatori via e.mail (http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Attsen/Sena.html), e ricordate loro che sono sulla nostra busta paga e che non tolleriamo oltre la loro arroganza, sulla pelle delle nostre vittime. Quotate in oggetto “Giornata nazionale Vittime Disastri Industriali”, e nel corpo fate comprendere loro che l’incuria e la colpa/dolo sono cose differenti.>>
 
 
Milano, 10 novembre 2010

Nel 2007 i Cittadini per la memoria del Vajont si erano fatti promotori di una proposta legge, presentata alla Camera dall’onorevole Gino Sperandio, per fare del 9 ottobre la “Giornata nazionale per le vittime dei disastri industriali”.  La giornata doveva commemorare, oltre alle 2000 vittime del Vajont (strage per la quale nelle tre sentenze passate in giudicato sono stati riconosciuti colpevoli lo Stato italiano, l’Enel e la Montedison) anche le vittime di altre stragi avvenute in nome del business e del cosiddetto sviluppo, come i morti di Marghera, di Stava, della Tyssen Krupp.  

Con la caduta del governo si interruppe purtroppo l’iter parlamentare della legge che venne accantonata.
Lo scorso ottobre  è stato approvato alla Camera il nuovo testo della legge, a cura della deputata PD Simona Rossa. Ma nel titolo stesso si può riconoscere un vero e proprio ribaltamento di quello che voleva essere lo spirito fondante della legge. Si vuole infatti fare del 9 ottobre la “Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali causati dall’incuria dell’uomo”.
 

Vogliamo sottolineare due aspetti che ci sembrano gravissimi:
prima di elaborare questa nuova proposta legge, nessuno ha interpellato i sindaci dei paesi coinvolti, le associazioni, le fondazioni e nemmeno le persone che si fecero portatrici di quella legge a Roma, molti dei quali superstiti e pensionati che per arrivare fino a Montecitorio usarono i risparmi della loro pensione. Ricordiamo che alcuni Cittadini per la memoria del Vajont erano stati accolti al Quirinale dal responsabile per gli affari interni del presidente Napolitano e, in seguito dal presidente della Camera Fausto Bertinotti che li aveva ringraziati personalmente per la loro meritevole iniziativa. Queste persone e la loro voglia di commemorare i loro morti sono stati resi nuovamente muti. Nessuno li ha voluti ascoltare, come prima che la tragedia avvenisse, come per spesso decenni dopo che la tragedia avvenne.
l’ambiguità della titolazione di quella legge, con particolare riferimento a quella parola, incuria.
 

Relativamente al punto 2.
Incuria è  una parola che fa rabbrividire usata per eleggere alla memoria collettiva stragi come quelle che si vogliono ricordare.  Incuria è  quando si parcheggia male la macchina, non si puliscono bene i boschi, si lavano in lavatrice i capi colorati insieme a quelli bianchi. La costruzione di una diga è qualcosa di macroscopicamente diverso. Anche scavare le montagne per trarre profitto incuranti dei rischi provocati è qualcosa di macroscopicamente diverso. Prendere e spendere soldi pubblici per NON mettere in sicurezza scuole, centri abitati, argini dei fiumi è qualcosa di macroscopicamente diverso. Far lavorare o vivere persone in luoghi che li condannano a morte è qualcosa di macroscopicamente diverso. Sembra persino ridicolo dover spiegare la differenza. Ma evidentemente alcuni ritengono che persino la costruzione della diga del Vajont sia opera dell’incuria umana e non purtroppo del suo genio perverso, un’eccellenza messa al servizio del male.  

Non crediamo serva aggiungere altro, se non sottolineare che probabilmente dietro all’innocente voglia di fare qualcosa di bene da parte di qualcuno, purtroppo “ignorante sul tema”, vi sia anche la furbesca volontà di qualcun altro di addolcire la Storia, di togliere il peso della responsabilità dalle spalle di una classe politica e imprenditoriale che evidentemente si riconosce il “quelli di allora”. Quelli che “con incuria” vollero a tutti i costi costruire la diga e occuparsi male o non occuparsi per niente di altre tragedie che potevano essere evitate.

Meglio niente che una giornata della memoria che metta tutti d’accordo con queste premesse.

Vi invitiamo ad esprimere il vostro parere e manifestare le vostra intenzione di contrastare come è possibile questa proposta legge. Anche scrivendo email ai senatori che la dovrebbero approvare.

Il 9 ottobre ha il diritto di essere celebrato senza prevaricare la memoria dei fatti e del dolore che essi causarono. 

Vi ringraziamo per l’attenzione,

Lucia Vastano, portavoce dei Cittadini per la memoria del Vajont
Il Sindaco di Longarone
Il Sindaco di Erto e Casso
Il sindaco di Castellavazzo
Il sindaco di Vajont
Il presidente della Fondazione Vajont 9 ottobre 1963
Il presidente dell’Associazione superstiti del Vajont

Associazione Italiana Esposti Amianto sez. di Paderno Dugnano – Mi 

15/11/2010 Posted by | Uncategorized | , , , , , | Lascia un commento

Discarica abusiva nel Parco Agricolo Sud di Milano

Nella periferia sud di Milano, all’inizio del suo parco agricolo, luogo in cui si dovrebbe coltivare il cibo per la popolazione della metropoli, non esistono più né tutele, né garanzie, sui prodotti che finiscono sulla nostra tavola.

Quanto mostrato, è da tempo noto alle forze dell’ordine

02/11/2010 Posted by | Uncategorized | , , , , | Lascia un commento

Rifiuti? Sì, grazie

Esatto, avete letto bene. Rifiuto. Rifiuto un mondo di rifiuti.

Questo quello che vi comunicano

…e questo vi informa cosa accade veramente… e non solo a Napoli!!

E’ tempo di dire basta!

Le soluzioni ci sono!

23/10/2010 Posted by | Uncategorized | , , , , | 1 commento

le iene avvelenamento da amianto 03/11/09

E’ passato quasi un anno. Lo avete visto voi stessi nel post precedente, questo palazzo è ancora lì, imponente monumento dell’indifferenza, dell’avidità, della stupidità umana. A 500 metri in linea d’aria, in questo quartiere residenziale infilato a forza in mezzo a un verde altrimenti invidiabile, tra tangenziali e autostrade, ci sono asilo e scuola, giardini.

3 tonnellate e mezza di cemento-amianto, che in tutti questi anni non hanno avuto manutenzione di sorta, mentre solo nell’ultimo anno i decessi sono saliti a 51, da 48. Fermatevi a pensare: quanti sono stati i lutti nel vostro condominio (se ne abitate uno), nell’ultimo anno? E per forme tumorali?

Certo, probabilmente vi state dicendo “fortuna che io non abito da quelle parti”. Già, perchè se il dolore non vi tocca, allora poco importa, si può sopportare, sono cose che capitano. E poi, se tutti gli altri ci vivono ancora intorno, probabilmente non è neanche così pericoloso come sembra. Ma si pecca di presunzione: quella che ti spinge a credere che chi vive lì sappia la verità

Oh certo, l’hanno sicuramente raccontata loro, la verità: i comitati anti amianto esistono ovunque, ma un conto è sentire un uomo o una donna farneticare sulle colpe di un’amministrazione assassina, un altro sarebbe ascoltare un esimio egregio professore universitario dire le stesse cose, magari durante una seduta parlamentare plenaria. Già perchè è impensabile che le nostre Istituzioni possano permettere l’avvenire di un evento del genere, se fosse veramente pericoloso. Già… quelle stesse Istituzioni che hanno acquistato 131 caccia-bombardieri alla modica cifra di 13 miliardi di euro: ovviamente non servono per uccidere nessuno, c’era scritto nel contratto e il fornitore ha persino garantito che era impossibile che potessero mai colpire degli innocenti (ironia/cinismo). Quelle stesse Istituzioni che hanno deciso di spendere una montagna di soldi per opere totalmente inutili, se non per pochi eletti mafio/massoni (uno, due, tre, …) che speculeranno su terreni, concessioni, mazzette…

Perchè? Perchè quindi la gente che vive nelle città dovrebbe pensare che le Istituzioni mentono, mentre dei “fanatici” invece dire il vero? Ipnosi di massa, unica risposta. A Milano c’è carenza di alloggi, occorre costruirne di nuovi, creare nuovi palazzi, versare migliaia di tonnellate di cemento, su terreni sempre più putrescenti tra una discarica abusiva e l’altra, o magari sopra, mentre ci sono migliaia di alloggi sfitti, centinaia di palazzi ristrutturabili, aree recuperabili e altre da bonificare subito… ma il potere, il denaro, e la stupidità vincono sull’ignoranza del popolo televisivo, incantato da tette al silicone e maschi tenebrosi (che a volte coincidono), impegnati a rincorrere “impegni” che se fossero vissuti dall’altra parte del mondo, manco avrebbero avvertito come “esigenza”: un circolo vizioso, ripetitivo, “controllabile”.

Meglio fidarsi, delle Istituzioni: loro pensano al bene della collettività, ci difendono dai pericoli.

Mentono.

Oggi, come ieri, sono stato in ospedale. Una ex abitante delle White. Operata per un linfoma.  45 anni, mamma di 3 figli, e  nonna.

Sì perchè l’amianto è bastardo, come ogni altra forma tumorale: può impiegarci 20 anni, e a quei 51 decessi, si affiancano i vivi, ma malati.

Per bonificare le White, occorrevano 15 milioni di euro. I lavori non sono mai cominciati.

Il documento quì sotto, che riporterò ancora parlando di inceneritori, svela un aspetto inquietante: il costo di un malato di tumore, può raggiungere complessivamente un valore di 340.000 Euro. Da ragioniere, mi pare ovvio che se le Istituzioni registrano un costo di 340mila euro, qualcuno registra un importo uguale a ricavo.

340.000 euro moltiplicato 51 decessi, arriva a un totale di 17.340.000 euro. E dovete aggiungerci i malati sopravvissuti.

La matematica è freddo cinismo.

Spegnete le TV, informatevi, ribellatevi: avete DIRITTO a una vita degna di essere vissuta. Non una merce con il cartellino del prezzo.

P.s. Il video delle Iene da problemi audio da prima della metà: ma il messaggio è chiaro

21/10/2010 Posted by | Uncategorized | , , , , , | Lascia un commento