Schumyno

Cittadino libero e in movimento

Lezioni di Liceo in piazza Duomo

Oggi ho assistito a un evento decisivamente atipico: in protesta ai tagli alla scuola, portati avanti con la Riforma Gelmini, ultima di una serie di riforme aberranti, un liceo di Milano, il Bottoni, scende in piazza. Non con slogan, con atti di rappresaglia o urla di rivendicazioni. No. Scende in piazza con la cultura.

In una domenica fredda e uggiosa, con un inutile blocco del traffico a far finta che l’amministrazione si interessi della salute dei suoi cittadini, decine di ragazzi con i loro professori, tengono lezioni vere e proprie in piazza del Duomo.

Ragazze e ragazzi partecipi di questo progetto, che hanno contribuito a realizzare e al quale hanno partecipato attivamente, consapevoli che la cultura è la base del proprio futuro.

Qualcosa sta cambiando… finalmente.

31/01/2011 Posted by | behdiritti, behmilano | , , , , | Lascia un commento

Corsi e ricorsi storici

Il video poco più sopra, ha qualcosa di esilarante e insieme tragico. A una settimana dall’evento che ha permesso a questo governo di continuare la sua corsa verso il noto, dopo aver seguito sporadiche trasmissioni televisive che volevano raccontarne i fatti, mi rendo conto di quanto sia assurdo tutto ciò.

Giambattista Vico 1668 – 1744

Il signore sopra citato, più di tre secoli fa aveva capito che ogni popolo (ogni nucleo familiare, ogni clan) vive le stesse fasi, ciclicamente: i famosi corsi e ricorsi storici. Esattamente come è ciclico il destino di ogni uomo: nascita, sviluppo, maturità. Morte.

E via da capo.

Il “Popolo Italiano” compie or ora 150 anni. A quando si può farne però risalire la nascita? Egli ha postulato questa teoria studiando le “lingue”, i dialetti, dei popoli. Può essere quindi un segno identificativo della “nascita” il linguaggio? Possiamo quindi risalire per esempio a Dante? Oppure ci dobbiamo riagganciare al Latino, madre della nostra lingua? Fin dove possiamo tornare indietro, nel nostro albero genealogico?

Se state leggendo queste parole, tranquilli, i vostri geni hanno parlato migliaia di lingue, dialetti… e visto che non hanno ancora trovato l’anello di congiunzione con le scimmie, nella nostra evoluzione, chissà, magari un giorno sibilavamo tutti strisciando su qualche pozza melmosa preistorica, oppure come taluni asseriscono, addirittura i nostri geni arrivano da altre parti del cosmo. Ciò non toglie che per tutti c’è un inizio, e una fine, anche per i popoli.

Da Totò è passato più mi mezzo secolo:

in che fase siamo, secondo voi?

E’ notizia fresca, che in seguito ai disordini del 14 u.s., si sta pensando ad arresti preventivi per prevenire ulteriori violenze. Ciò avviene nella noncuranza di dichiarazioni abbastanza chiare e note a tutti fatte dagli studenti in seguito agli eventi del 14. Possiamo restare quì ore a discutere se sia giusto o sbagliato, se ci fossero infiltrati della polizia (uno e due) o meno (uno e due), senza venire a capo di un bel nulla, in quanto i problemi restano. E sempre più seri. A causa della cultura.

Corsi e ricorsi storici.

Con la ri”nascita” dal dopoguerra, con alle spalle morte e di fronte miseria, il cammino del nostro Paese fu dapprima in salita, poi, sulla spinta di un’economia sempre più “facile” (spinta con gran cura ed efficacia da dei simpatici volponi), il benessere diffuso, fino ad arrivare ai giorni nostri. Percorso, quello di questi ultimi sessant’anni, incentrato sul potere intrecciato del possesso delle informazioni (come sempre nella storia).

Cultura.

Una cultura che fa perno su colui che sa, e che decide cosa devono sapere gli altri.

Fallimentare.

Così sono nati i miti che oggi caratterizzano le nostre vite: il capitalismo e lo spauracchio del marxismo. “Divide et impera“. Sempre così sono nate tutte le discriminazioni che tengono in piedi un mondo che altrimenti, con l’unione, non sarebbe governabile e sfruttabile dai pochi che sono a conoscenza di quelle preziose informazioni, che oggi, seppur con difficoltà, cominciano a trapelare proprio attraverso uno strumento che era nato in via sperimentale per “scambiare il sapere”: la rete.

Che sia per questo, che temono la ricerca libera? Perché la rete che ora cercano di bloccare arrivando ad accordi commerciali coi fantomatici providers è quella che sta mettendo più in difficoltà i poteri oscuri? O perché il livello di informazioni e di nozioni oggi è talmente elevato, che una scuola pubblica dotata di un centro ricerche autonomo, potrebbe trovare le fantomatiche soluzioni impossibili per l’indipendenza energetica e medica? Magari la famosa cura del cancro? O ripercorrere i passi di Tesla o Rubbia? Perché miliardi di euro in centrali nucleari con rifiuti devastanti? Quei soldi potrebbero essere investiti nella ricerca pubblica, creando lavoro a centinaia di migliaia di persone, anziché arricchire sempre i soliti, uccidendo l’ecosistema. Come con il petrolio. E le vittime che la corsa all’oro nero porta con sé, senza distinzioni di bandiera o di razza.

Lo so, troppe divagazioni. Ma un filo logico tiene insieme tutto ciò, già citato. Da Totò, attraverso la storia dell’Uomo, per arrivare all’energia. La connessione è una sola: cultura. Il nostro pregresso, il nostro bagaglio culturale, è l’unica cosa che può farci sperare di interrompere il nostro “ricorso storico”: qualcuno ha già collegato gli ultimi eventi degli ultimi tempi, all’ascesa del ventennio fascista, con tutto quello che ne conseguì. Ma come tanti, ha una visione ristretta del problema: non potrà mai esserci un nuovo ventennio, ma una guerra civile sì, senza sapere come si comporterebbero gli altri Paesi, ormai a noi collegati dalla spada di Damocle del debito

La soluzione, non è nelle armi, nella violenza, nella sopraffazione dell’oppressore: solo una cultura partecipata da tutti, potrebbe salvarci.

Sorrido, ora, stanco e provato dalla stesura di un documento tanto difficile e complesso, dove trovare il modo di riassumere analisi logiche e valutazioni di una vita in poche righe è assolutamente impossibile, ripensando alle parole del nostro Ministro della Difesa, tal Ignazio La Russa, che con sorriso beffardo e tono sprezzante disse giovedì scorso che nonostante l’alto numero dei manifestanti, i suoi uomini se avessero voluto avrebbero potuto avere la meglio su tutti in pochi minuti… chissà se anche Maria Antonietta sorrideva allo stesso modo…

Concludendo, smettiamo, ognuno di noi, di pensare di avere la verità in tasca. Mettiamo a disposizione uno dell’altro le nostre informazioni, creiamo una rete umana di scambi di opinioni, di idee, di progetti: costruiamoci un mondo dove l’opportunismo sia visto solo come progresso e benessere diffuso, anche per quei poveracci che oggi muoiono per estrarre il nostro oro o carbone.

Creiamoci un futuro, creiamoci una Informazione Condivisa

20/12/2010 Posted by | Uncategorized | , , , , | Lascia un commento

A MILANO E’ PROIBITA LA CONTESTAZIONE. IN ITALIA, PURE

Ricevo e pubblico  questo comunicato di Claudio Rovelli, oggi candidato nella Lista Civica Milano 5 Stelle, attualmente consigliere di Zona di “Milano Civica” (ex Lista Ferrante) nel Consiglio di Zona 6.

Sconcertante, inquietante. Diffondetelo.

<<Oggi, durante la festa del Lorenteggio, ho scoperto che non è possibile contestare pubblicamente la Sindachessa Moratti, intervenuta alla manifestazione per magnificare il “grande” progetto del futuro Expo, dimenticandosi dei problemi ben più urgenti e attuali di quella larga parte dei cittadini che aspettano risposte da anni, senza mai riceverne.
Presenti anche i Consiglieri di Maggioranza Bianchi, Bognani, Girtanner, Bergamaschi, Zanolio, l’Assessore Mascaretti.
 
Presenti Polizia Locale e Polizia di Stato.
 
Tra una pausa e l’altra  dell’intervento del Sindaco, mi sono permesso di fare presente, in maniera decisa ma con toni educati e senz’altro entro i limiti della critica politica, la situazione delle case Aler della Zona 6 che, come tutti sappiamo, vanno letteralmente a pezzi. Altro che Expo!
 
Improvvisamente mi sono sentito afferrare bruscamente per una spalla da un agente della Polizia di Stato come se stessi commettendo chissà quale atto sedizioso. Preciso che durante la contestazione verbale tenevo in mano un ombrello, per proteggermi dalla pioggia, essendo palese a chicchessia il mio atteggiamento pacifico e tutt’altro che sovversivo.
Dopo aver fornito le mie generalità e presentandomi come Consigliere di Zona sono stato sminuito nel mio ruolo con la seguente frase: “Vieni vieni consigliere!“ con un tono non degno di un agente di Polizia di Stato. Un altro agente in borghese ha citato volgarmente gli attributi maschili per definire il mio comportamento.
 
Durante il controllo cui sono stato sottoposto sono stato minacciato, da un lato, di essere condotto in Questura e, dall’altro, circa l’utilizzo delle manette. Sconcertato da quest’ultima evenienza ho invitato a questo punto gli Agenti a mettermi davvero le manette! Il mio invito, naturalmente, non è stato accolto.
 
Mi sembra doveroso provvedere alla denunzia di questo gravissimo fatto, poiché indubbiamente e gravemente lesivo dei fondamentali principi sanciti dalla nostra Costituzione e, in particolare, dall’ art. 21 in forza del quale “TUTTI HANNO DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO CON LA PAROLA, LO SCRITTO E OGNI ALTRO MEZZO DI DIFFUSIONE”.
 
L’invito è quello di continuare a difendere la nostra Costituzione nell’oltraggio dei diritti oggetto di quotidiana violazione, facendo presente a certi agenti di Polizia che la loro funzione è quella di difendere i diritti di TUTTI i cittadini, anche quelli che non portano un nome altisonante come quello della signora Brichetto in Moratti.
 
 
Milano lì 28 Novembre 2010
 
Claudio Rovelli

Consigliere di Zona 6>>

02/12/2010 Posted by | Uncategorized | , , , , , , | Lascia un commento

9 OTTOBRE – GIORNATA NAZIONALE VITTIME DISASTRI INDUSTRIALI

Sono giorni tristi, in successione continua. Ogni giorno, una nuova notizia, una nuova catastrofe.
Nuove sofferenze per famiglie che da sempre lottano quotidianamente con il rischio di non vedere tornare i propri cari a casa, o peggio, venire travolti dalla “incuria” umana nelle proprie abitazioni.
In Italia le morti sul lavoro, e in generale per disastri “ambientali”, sono in continuo aumento: le Istituzioni non riescono a imporre il buon senso e a garantire i diritti dei lavoratori e dei cittadini.
E’ in questo scenario, dopo l’incidente alla Eureco di Paderno Dugnano, (che ha visto spegnersi la sua prima vittima), dopo le alluvioni continue in tutta Italia che hanno messo in ginocchio migliaia di famiglie, dopo i fatti della Thyssen, l’incidente di Viareggio, i migliaia di casi di avvelenamento da amianto, che ci giunge una segnalazione, beffarda, dall’odore di ignoranza e superficialità, se non di cinica furbizia.
Una proposta di legge, originariamente presentata nell’ottobre del 2007, approda, rivista a ottobre di quest’anno, al Senato per la discussione e approvazione finale, dopo essere passata indenne alla Camera.
Lucia Vastano, giornalista, ci racconta.
Dopodichè, contattate i nostri Dipendenti Senatori via e.mail (http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Attsen/Sena.html), e ricordate loro che sono sulla nostra busta paga e che non tolleriamo oltre la loro arroganza, sulla pelle delle nostre vittime. Quotate in oggetto “Giornata nazionale Vittime Disastri Industriali”, e nel corpo fate comprendere loro che l’incuria e la colpa/dolo sono cose differenti.>>
 
 
Milano, 10 novembre 2010

Nel 2007 i Cittadini per la memoria del Vajont si erano fatti promotori di una proposta legge, presentata alla Camera dall’onorevole Gino Sperandio, per fare del 9 ottobre la “Giornata nazionale per le vittime dei disastri industriali”.  La giornata doveva commemorare, oltre alle 2000 vittime del Vajont (strage per la quale nelle tre sentenze passate in giudicato sono stati riconosciuti colpevoli lo Stato italiano, l’Enel e la Montedison) anche le vittime di altre stragi avvenute in nome del business e del cosiddetto sviluppo, come i morti di Marghera, di Stava, della Tyssen Krupp.  

Con la caduta del governo si interruppe purtroppo l’iter parlamentare della legge che venne accantonata.
Lo scorso ottobre  è stato approvato alla Camera il nuovo testo della legge, a cura della deputata PD Simona Rossa. Ma nel titolo stesso si può riconoscere un vero e proprio ribaltamento di quello che voleva essere lo spirito fondante della legge. Si vuole infatti fare del 9 ottobre la “Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali causati dall’incuria dell’uomo”.
 

Vogliamo sottolineare due aspetti che ci sembrano gravissimi:
prima di elaborare questa nuova proposta legge, nessuno ha interpellato i sindaci dei paesi coinvolti, le associazioni, le fondazioni e nemmeno le persone che si fecero portatrici di quella legge a Roma, molti dei quali superstiti e pensionati che per arrivare fino a Montecitorio usarono i risparmi della loro pensione. Ricordiamo che alcuni Cittadini per la memoria del Vajont erano stati accolti al Quirinale dal responsabile per gli affari interni del presidente Napolitano e, in seguito dal presidente della Camera Fausto Bertinotti che li aveva ringraziati personalmente per la loro meritevole iniziativa. Queste persone e la loro voglia di commemorare i loro morti sono stati resi nuovamente muti. Nessuno li ha voluti ascoltare, come prima che la tragedia avvenisse, come per spesso decenni dopo che la tragedia avvenne.
l’ambiguità della titolazione di quella legge, con particolare riferimento a quella parola, incuria.
 

Relativamente al punto 2.
Incuria è  una parola che fa rabbrividire usata per eleggere alla memoria collettiva stragi come quelle che si vogliono ricordare.  Incuria è  quando si parcheggia male la macchina, non si puliscono bene i boschi, si lavano in lavatrice i capi colorati insieme a quelli bianchi. La costruzione di una diga è qualcosa di macroscopicamente diverso. Anche scavare le montagne per trarre profitto incuranti dei rischi provocati è qualcosa di macroscopicamente diverso. Prendere e spendere soldi pubblici per NON mettere in sicurezza scuole, centri abitati, argini dei fiumi è qualcosa di macroscopicamente diverso. Far lavorare o vivere persone in luoghi che li condannano a morte è qualcosa di macroscopicamente diverso. Sembra persino ridicolo dover spiegare la differenza. Ma evidentemente alcuni ritengono che persino la costruzione della diga del Vajont sia opera dell’incuria umana e non purtroppo del suo genio perverso, un’eccellenza messa al servizio del male.  

Non crediamo serva aggiungere altro, se non sottolineare che probabilmente dietro all’innocente voglia di fare qualcosa di bene da parte di qualcuno, purtroppo “ignorante sul tema”, vi sia anche la furbesca volontà di qualcun altro di addolcire la Storia, di togliere il peso della responsabilità dalle spalle di una classe politica e imprenditoriale che evidentemente si riconosce il “quelli di allora”. Quelli che “con incuria” vollero a tutti i costi costruire la diga e occuparsi male o non occuparsi per niente di altre tragedie che potevano essere evitate.

Meglio niente che una giornata della memoria che metta tutti d’accordo con queste premesse.

Vi invitiamo ad esprimere il vostro parere e manifestare le vostra intenzione di contrastare come è possibile questa proposta legge. Anche scrivendo email ai senatori che la dovrebbero approvare.

Il 9 ottobre ha il diritto di essere celebrato senza prevaricare la memoria dei fatti e del dolore che essi causarono. 

Vi ringraziamo per l’attenzione,

Lucia Vastano, portavoce dei Cittadini per la memoria del Vajont
Il Sindaco di Longarone
Il Sindaco di Erto e Casso
Il sindaco di Castellavazzo
Il sindaco di Vajont
Il presidente della Fondazione Vajont 9 ottobre 1963
Il presidente dell’Associazione superstiti del Vajont

Associazione Italiana Esposti Amianto sez. di Paderno Dugnano – Mi 

15/11/2010 Posted by | Uncategorized | , , , , , | Lascia un commento

Si scrive Acqua, si legge Democrazia

Ancora una volta, le amministrazioni e i poteri che dietro esse si celano, hanno fatto finta di nulla, e proseguito sulla strada loro imposta dal Trattato di Lisbona. Trattato esso stesso esempio del raggiro costante impostoci dai potenti della Terra, dato che ricalca la Costituzione Europea, bocciata dai Paesi Membri, ma rientrata dalla finestra con altro nome. Il problema è che ne siamo talmente abituati, da non aver più il senso del pericolo. Nucleare no, nucleare sì. Finanziamenti pubblici no, rimborsi elettorali sì. 1.400.000 firme acqua privata no, privatizzare i servizi acqua sì.

D’altronde loro non fanno nulla di male: non mentono. Omettono. E’ diverso

Quando dicono che l’acqua rimarrà pubblica, dicono il vero. L’acqua rimarrà pubblica. Rendono solo Monopolio il servizio idrico di distribuzione. Geniale no? L’acqua è tua, ma se la vuoi la devi pagare. Ma questo te lo chiamano “economia di mercato”, Project Finance, ottimizzazione delle risorse (verso chi?)…

Non ricorda un po’ una prassi famosa, tutta italiana? Come si chiamava? …pizzo…?

14/11/2010 Posted by | behacqua | , , , , | Lascia un commento

Rifiuti? Sì, grazie

Esatto, avete letto bene. Rifiuto. Rifiuto un mondo di rifiuti.

Questo quello che vi comunicano

…e questo vi informa cosa accade veramente… e non solo a Napoli!!

E’ tempo di dire basta!

Le soluzioni ci sono!

23/10/2010 Posted by | Uncategorized | , , , , | 1 commento

Sondaggio sulla rivoluzione

Siete pronti a fare la rivoluzione?

Questo il post che Claudio Messora ha proposto ieri, 8 settembre. A prima vista un titolo provocatorio, forte, che lascia perplessi, visto l’accostamento a quel lontano giorno del ’43, dove l’Italia si arrendeva dopo le devastazioni del fascismo, della guerra, della povertà: è un argomento serio. Gli uomini di allora, combattevano per la propria vita, per il loro concetto di libertà . Non lo si può quindi affrontare con leggerezza, non ci riesci, punto. Quando ripenso alla vita dei miei nonni, provo a immaginarmi come doveva essere la loro “esistenza”, prima della guerra… e mi scopro a pensare che, a parte il contesto socio-economico, probabilmente ognuno di loro viveva la propria vita perso nei propri pensieri quotidiani, dietro a vizi e virtù che la vita stessa proponeva. Le cose cambiano però sempre, tutti i giorni, come noi: solo che  standoci dentro, non vediamo i piccoli mutamenti, se non quando ci giriamo indietro a guardare il tempo passato. Con distacco. I miei nonni non vedevano, non potevano vedere, il gioco complessivo delle tessere del puzzle che componevano il loro mondo. Non poterono capire quale percorso era riservato loro. Quindi, allo stesso modo, noi non potremmo avere idea del percorso che stiamo in effetti seguendo ora.

C’è una sostanziale differenza, però: da allora tutto è sì lo stesso cambiato, ma l’avvento delle telecomunicazioni e di quel falso benessere economico-sociale riservato solo a una piccola fetta della popolazione mondiale, ha allargato la conoscenza e la cultura di intere generazioni di quella minoranza. Per fortuna o destino.

Il sondaggio lanciato da Byoblu “Giustificheresti una lotta armata?” è subdolo.: spinge a riflettere sulla risposta. Non si può rispondere così, tanto per fare qualcosa. Hai una cultura tua e hai studiato, hai letto, hai visto, la violenza: ciò vale per ognuno di noi, dal più giovane al più anziano. Quindi comincio a immaginarmi le situazioni: penso alla vita e soprattutto a quella dei miei cari, del mio prossimo. Penso a quel bene perdibile, che qualcuno potrebbe portarti via. E che io potrei generare la stessa sofferenza nei cari del mio avversario rimasto a terra. Inutile discuterne: la violenza è un dramma umano.

Pubblicizzare questo post è pericoloso: è sì vero che la cultura è cresciuta nella nostra società, ma la sua qualità è stata annacquata con falsi sogni, falsi ideali, falsi bisogni. Parecchia gente anziché riflettere su chi è, e come oggi può dire di esser vivo, sopravvissuto come tutti i suoi antenati, è pronta a levare il dito a indicare e gridare in direzione dell’untore, anziché occuparsi di trovare la soluzione alla pestilenza. Sono però ottimista, perché la parte migliore del post in questione, ancora non era giunta. Dopo aver postato il mio commento, ho letto quelli degli altri visitatori. Salvo rarissime eccezioni, ho trovato luna comune “profondità” e delicatezza, nell’esprimere la propria opinione, seppur perentoria, motivandone le ragioni. Seguo il blog, e ho visto alcuni post andare alla deriva, con commenti fuori da ogni concezione… ma non questa volta. Il risultato del sondaggio in sé non è importante: nessuno può dire come reagirebbe in una situazione estrema. Quel che ha avuto importanza per me, è il lato “scientifico” del sondaggio: osservare le reazioni. Il tono serio dei commenti, mi fa ben sperare: quelle persone hanno presente che uno scenario del genere è orribile, e forse si muoveranno più in fretta per lavorare a un vero rinnovamento, culturale e sociale, onde scongiurare il pericolo di doversi mettere alla prova davanti alla violenza. Il cambiamento, osservando la storia e il trend intrapreso dai nostri stili di vita, è inevitabile. Più saremo ad averne coscenza, e meno violenza sarà chiamata in causa… se poi saremo bravi e saremo addirittura tutti uniti, non esisterà più neanche il bisogno di ricorrere ad essa.

09/09/2010 Posted by | behcontestazioni, Politica, Uncategorized | , , | 2 commenti