Schumyno

Cittadino libero e in movimento

Inside Job. Ovvero creare la crisi e poi manipolarne gli effetti palesi

Documentario della Sony Pictures, integralmente caricato su un canale youtube, di ottima fattura e quindi con un certo costo, non censurato. Anche se detraibile magari in mille modi, uno sforzo cinematografico non indifferente, che va a pestare i piedi ai più grossi colossi bancari. Così, almeno, “sembra”.
Partendo dal presupposto che il sistema capitalistico ha indubbiamente accentrato la gestione delle risorse, sia esse materiali, sia umane, nelle mani di pochi “privilegiati” poiché in possesso di infinite informazioni riservate, mi sembra ovvio che un lavoro così accurato sia stato svolto da persone molto qualificate, che sapessero forse dare rilievo a certi aspetti piuttosto che ad altri.
Si apre con l’Islanda, bella quanto avida. In crisi e la colpa è dei furbi che hanno ceduto alla tentazione di soldi facili, e ora (al tempo delle riprese) tutti con l’acqua alla gola (“fortuna” vuole oggi sia diverso, guarda caso nel silenzio assoluto dei media). Dall’Islanda poi via, verso la pirotecnica sceneggiatura “americana”: un escursus in crescendo di dati, nomi, interviste a pezzi grossi dei vari governi Bush e Obama, giornalisti, economisti, associazioni di volontari, professori universitari, banchieri e maghi della finanza. Un vortice di numeri da capogiro: in un’ora decine e decine di nomi, stipendi da nababbi prima e dopo la crisi e nessun colpevole, salvo un paio di sfigati che avevano dato il via alla “catastrofe”. Ville, yacht, jet privati, elicotteri, prostitute, cocaina.
Tutto il documentario gira intorno al mito della “bella vita” dei giorni nostri, dove le collusioni evidenti fra i vari protagonisti vengono svelate, ma palesemente giustificate sempre dalla “avidità”.
Il finale, è splendido.
Mi sembra che una delle regole basi della comunicazione, sia che in ogni contesto si è propensi a ricordare maggiormente inizio e fine. Dell’Islanda “rovinata” si sa, ma il finale è un colpo di genio. Collusioni palesi tra finanza e politica da fare impallidire il nostro delinquente Berlusconi (distrazione di massa all’italiana), con ammissione di totale inutilità (e quindi pericolosità) delle società di rating e degli organi di vigilanza preposti, rettori e professori universitari pagati extra per consulenze e incarichi di rilievo e/o governo, aprono la strada alla conclusione.
700 miliardi di dollari di “tasse” regalati ai colossi bancari perchè non fallissero. Traduzione: hanno pagato il conto i cittadini, che di bella vita non ne hanno vista.
Quindi? soluzioni dalla “regia”? Niente: probabilmente questi uomini di potere erano inadeguati al ruolo, e si sono lasciati corrompere dall’ego personale… ma abbiamo evitato il disastro, e ci stiamo riprendendo. E prima o poi questi uomini cambieranno:questo il succo.
Un lavoro perfetto. Hanno chiuso il cerchio. Ottimista. Noi lotteremo e vi cacceremo.
Per sostituirli con chi? Nel film lo dicono chiaro: con i pochi rampolli che potranno frequentare ancora le Università prestigiose, corrotte, che insegnano false dottrine economiche. Va beh, false non è la parola esatta. “Ab personam” andrebbe meglio. Di certo un’economia che vede delle banche centrali private creare 100 Euro, prestarli a banche privilegiate al 1%, che poi lo prestano a altre banche e finanziarie dal 2% al 3%, per arrivare a aziende private che creano beni materiali a tassi tra il 5% e il 20% (tutti esempi verosimili in Italia), non è un’economia socialmente sostenibile. Persino un quindicenne lo capirebbe, se avesse ricevuto un’educazione libera e non prevenuta. Si chiama capitalizzazione composta. Giocate pure voi.
100 euro prestati oggi al 5%, in 100 anni diventano 13.150. “Emettiamo nuova moneta, inflazione, svalutiamo”. Inutile. Il banco tiene il mazzo ed è l’unico che vince. Sempre. Punto.
Ogni qualvolta si sentono frasi del tipo “bruciati xxx miliardi di dollari” sono balle: i soldi, quelli veri di carta, salvo una frazione irrisoria per le spese in contanti, sono tutti al sicuro nei forzieri. Quello che si “brucia” è la vita della gente, che perde proprietà e aziende (e spesso la vita), che vengono acquisite forzosamente riscuotendo i debiti contratti inseguendo il sogno “americano”. Soldi che non esistono in cambio della vita reale: le banche a fronte di un deposito, possono poi prestare denaro fino a 50 volte il valore depositato (al 2%).
Quindi, questo video, a che serve?
Accettazione. Consenso.
Se non ti ribelli, non ti rivolti, mi autorizzi a continuare a prenderti per i fondelli e a decidere per te del tuo futuro. D’altronde, ora che hai visto il video, non puoi dire “ah, non lo sapevo”.
Inseguendo il sogno della crescita infinita, le grandi imprese dei singoli stati capitalistici, a partire da banche e editoria/comunicazione, sono state riscattate dopo esser state corrotte. Le crisi indotte a forza, pompando denaro inesistente, hanno poi provveduto a cominciare la mietitura finale, quella delle piccole medie imprese che erano la vera ossatura dei Paesi avanzati. Fino a che non avremo una sola banca e un solo distributore automatico di cibo e acqua, a caro prezzo. Il tutto mentre il pianeta agonizza e le previsioni sulla nostra salute ottenebrano il nostro futuro poichè costerà troppo curarsi.
Un lavoro sopraffino.
“Allora non parliamone in giro”: accidenti, no! Diffondiamolo: usiamo le stesse armi, parliamone!
Aggiungendo tasselli che, sulla spinta di tutte queste mezze rivelazioni, ci allarghino l’orizzonte cognitivo.
Se siete arrivati fin qui, e visto il video, vi chiedo di considerare questo post come “considerazioni a voce alta”, e di volerle valutare alla luce dei due video successivi, tenendo conto che in banca, ai crediti, ci lavoro ormai da 15 anni.
Entrambi spiegano cosa c’è un po’ più su (o meglio, affianco) ai colossi finanziari.
Un Report e un Barnard di altri tempi, quando ancora facevano giornalismo per passione, e un eroe di altri tempi, che ha dimostrato un’economia (gestione delle risorse) alternativa e intelligente, oltre che un gran cuore.

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25/10/2013 - Posted by | Economia, Informazione, Uncategorized | , , , , , , , , , , , ,

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