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“REFERENDUM S. RAFFAELE: DOPO I FURTI MILIARDARI i lavoratori respingono la resa incondizionata!”

Ecco cosa accadeva il 10 novembre 2012

E ecco come continua la vicenda, oggi. Dopo mesi e la totale assenza dei principali attori sindacali )da tempo ormai passati al soldo, tramite consuetudini, gerarchie, privilegi acquisiti, di coloro che tutto muovono senza mai apparire), i lavoratori si trovano a competere tra loro in un referendum, a difesa di diritti sacrosanti, che neanche avrebbero esser dovuti discussi: lavoratore cornuto contro lavoratore mazziato. Hanno vinto i difensori dei diritti dei lavorati, ma di misura: il 55%. A mio avviso, un referendum utile alla nostra società, avrebbe dovuto essere qualcosa che suonasse circa così “Volete voi lavoratori sfruttati e gestiti solo a scopi di vantaggio personale di altri, occupare, organizzarsi e autogestire questa struttura ospedaliera andata in bancarotta a causa di gente senza scrupoli?”
Questo referendum, sì che avrebbe spaventato e fatto tremare le poltrone di tutti i “palazzi”.

Grazie a “Gianfry” e alla redazione de Il Paolaccio che tiene tutti costantemente aggiornati sulle vicende della sanità del capoluogo lombardo.

“”85.7% I VOTANTI SUL TOTALE DI 3.000 LAVORATORI. 1365 I NO ALLA PREINTESA ROMANA FATTA DI SOLI TAGLI STIPENDIALI E SACRIFICI NORMATIVI ABNORMI. 1.100 I SI, I LAVORATORI NON VOGLIONO ESSERE LE VITTIME SACRIFICALI DEGLI INGORDI CHE HANNO SACCHEGGIATO IL SAN RAFFAELE! ORA è LOTTA PER LA DIGNITà DEL LAVORO! Il referendum sulla pre-intesa sottoscritta a Roma dalla RSU del San Raffaele ributta nella lotta con il NO la patata rovente frutto della bancarotta di Don Verzè e dei suoi amici regionali (Formigoni in testa). Il 25 gennaio l’assemblea generale di presentazione del referendum sull’ipotesi di accordo raggiunta a Roma aveva già registrato le proteste dei lavoratori una volta resisi consapevoli del fatto che l’amministrazione di Rotelli avrebbe rinunciato a licenziare solamente “nei termini e per i motivi” del licenziamento collettivo dei 244 lavoratori intrapreso il 31 ottobre 2012. A questo limite palese che circoscrive nel solo immediato la rinuncia a licenziare – per estenderla eventualmente nel tempo futuro – si aggiungono una serie infinita di rinunce di diritti sacrosanti e di peggioramenti economici che spaziano da riduzioni di stipendio nell’ordine del 9 – 10% alle ridefinizioni delle relazioni sindacali con possibili ricadute sulle organizzazioni antagoniste. Netta è stata anche la contrarietà al passaggio al regime privatistico contrattuale AIOP con settimana lavorativa di 38 ore senza aumenti salariali e alla riduzione dei diritti della maternità pure accompagnata dalla disdetta di tutti i precedenti accordi sindacali con la cancellazione di tutte le numerose pendenze a carico dell’amministrazione con possibilità di derogare le norme contrattuali nazionali. Questi cassati dal NO referendario del 29 gennaio sono solo alcuni degli umilianti pedaggi chiesti nel nome dei 244 lavoratori presi in ostaggio per far pagare in termini di salario e diritti acquisiti una crisi scatenata dagli arraffoni collusi con i poteri regionali formigoniani vicini all’Opus Dei. Un colossale passo indietro che arretra di mezzo secolo le conquiste salariali e normative senza che il padronato abbia messo praticamente nulla sul tavolo. Contrari all’ipotesi di intesa siglata da Confederali e parte della RSU del S. Raffaele troviamo tra gli altri i rappresentanti di USB e USI. Il dubbio è che a Roma sia stata trattata una questione dai grandi risvolti politici senza la sufficiente preparazione giungendo a un risultato che può potenzialmente avere effetti incalcolabili a livello nazionale sia per il comparto e sia per l’intero pubblico impiego. La Regione, rimasta defilata per tutto il tempo, potrebbe ora assumere finalmente un ruolo attivo in una contesa che ha visto prevalere la rapacità dei privati che hanno rilevato a prezzo di saldo un ospedale che a parole tutti vorrebbero di rilevanza internazionale. La redazione de Il paolaccio “”

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30/01/2013 - Posted by | Economia, salute, sanità | , , , , , , , , , ,

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