Schumyno

Cittadino libero e in movimento

IMBAVAGLIATI DA UN FOULARD NO TAV

Ero già in box, con la borsa del pc già caricata in auto, pronto a partire per andare a lavorare. La testa sintonizzata sui problemi che affliggono la nostra società moderna, sull’importanza del pensiero che il movimento NoTav porta con sé e che deve essere divulgato e le paure per le sorti di chi ha la responsabilità di lottare in prima linea. All’improvviso mi son ricordato del foulard “NoTav” comprato in Val di Susa durante uno dei tanti weekend passati in loro supporto, questa estate, appeso allo specchio in sala. Inutile: lì non serve a nessuno. Son tornato in casa, l’ho preso, e una volta in auto, legato alla maniglia della borsa del Pc, da dove non si è più mosso per il resto della giornata.

Uscito dal lavoro intorno alle 18, come d’abitudine nelle giornate di convocazione delle sedute del Consiglio, sono andato a Palazzo Marino, dove seguo lo svolgersi delle sedute dando supporto a Mattia Calise. Avevo il cuore pesante: prima di uscire, ho letto questo post: http://www.beppegrillo.it/2012/03/a_bussoleno_e_f/index.html

Conosco Laura, ci siam conosciuti in valle, ho “vissuto” il popolo NoTav anche grazie a lei e ai ragazzi M5S Piemonte con cui ho condiviso un po’ della loro resistenza, portando nel cuore il calore di quella terra. Ero fiero, di quel foulard sul pc. No Tav è per me una nuova filosofia di vita, di partecipazione. Non violenti che non si piegano davanti ai soprusi e agli abusi. A testa alta.

Arrivato davanti al Comune ho trovato molta gente, ma non avevo tempo per informarmi sulla “cronaca” e mi sono diretto all’entrata, dove come sempre mi han domandato dove stessi andando, rispondendo che ero lì, al solito, per il consiglio comunale: in fondo sanno bene chi sono. Fatti due metri all’interno dell’atrio, una voce mi dice di aspettare, mi giro. Era in borghese, quello che solitamente bolliamo genericamente “della Digos”, indica la borsa e mi chiede “cosa c’è lì?”. Risposta semplice: il pc e la telecamera, “ho l’accredito all’ufficio stampa per seguire il consiglio comunale”. Ma no, intendeva il foulard e mi dice che con quello non posso entrare. A nulla sono valse le mie parole: accredito stampa, devo seguire il consiglio comunale, è solo un fazzoletto attaccato alla borsa… No, con quel foulard non posso entrare: “lo DEVE togliere”.

No, non ha fatto la scelta migliore. Mi sono rifiutato, nonostante le insistenze. Così mi ha fatto accompagnare fuori, vietandomi di entrare fintanto non avessi rimosso quel pezzo di cotone. Conosco i miei diritti, e lui non aveva nessuna pretesa da avanzare su un libero cittadino.

No, basta coi soprusi: ho alzato il tono della voce, reclamando il diritto a entrare così come ero.

Risposta, mi ha chiesto i documenti: nessun problema, per entrare in consiglio vanno comunque consegnati agli uscieri.

Una volta restituiti, mi è stato comunque nuovamente negato l’accesso. E se avessi insistito, mi avrebbe portato in commissariato (o questura) per accertamenti.

Era troppo: ho detto che impedirmi l’accesso per un foulard era un abuso di potere. Subito colleghi in borghese si sono fatti avanti, dicendomi di non parlare a vanvera, che loro le leggi le conoscono. Sì, come no, era proprio un esempio lampante! Mi sono girato verso i manifestanti attirando la loro attenzione, domandando se ritenessero democratico il comportamento a me riservato, denunciando la mancanza di informazioni sul problema “Tav”, dovuta proprio a questi atti di censura. Solo dopo ho piacevolmente scoperto fossero appartenenti al sindacato di polizia Coisp, riuniti in lì in protesta per un altro grave fatto http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2012/03/01/675151-azzolini_sindacati_polizia.shtml: il pubblico più adatto, alla luce dei tristi avvenimenti di questi giorni, che vede scontrarsi cittadini con divisa contro cittadini senza divisa, mentre i colpevoli spesso viaggiano “sotto mentite spoglie” e si dileguano…

Nel mentre di tutto ciò, telefonate concitate: ho provato a chiamare Mattia, ma era preso in Consiglio, e lui sì, che svolge il lavoro di consigliere, seguendo le sedute, lavorando a progetti: non mi rispose. Gli scrissi allora un sms. Chiamai poi il nostro ufficio stampa, scattai un paio di foto (quella in testa è la foto scattata da una mano più ferma della mia tremula di rabbia repressa, quella di un partecipante al presidio), e decidemmo di uscire con un comunicato stampa, inviato poi in tarda serata (http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/milano/area_stampa_1/comunicati_stampa/Notizia%20Stampa.pdf ).

Nel frattempo arriva Mattia: si identifica, spiega e conferma chi sono, e chiede quale è il problema. Il commissario spiega che con quel foulard non posso entrare. Mattia lo guarda, e gli chiede “come questo?” estraendo dalla tasca il suo foulard…

Fine della storia? No. Nonostante le garanzie di Calise, il commissario mi informa che se voglio entrare, devo però comunque prima chiedere scusa per le gravi offese ricevute, con l’insinuazione di “abuso di potere”…

La mia risposta? Provate a indovinare…

“Fuori discussione”: non ero io a dover chiedere scusa.

Tant’è che sono entrato con il foulard attaccato alla borsa, e la Valsusa  nel cuore.

Quella terra violentata ma non violenta che non si piega davanti ai soprusi.

…io neppure…

A sarà dura!!!

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02/03/2012 - Posted by | Uncategorized | , , , , , , , , , , , , ,

3 commenti »

  1. Grandissimo Claudio! Hai fatto bene a non desistere…. non avevo dubbi comunque….

    Commento di Salvo Mandarà | 02/03/2012 | Rispondi

  2. Grazie, così facciamo, da più di 20 anni, per continuare a vincere (dato che abbiamo proprio ragione!)

    Commento di Guido Pent | 02/03/2012 | Rispondi

  3. Reblogged this on Su Seddoresu.

    Commento di studentslaw | 03/03/2012 | Rispondi


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