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Allarme diossina – inceneritori Forlì

Dopo l’allarme dato a livello regionale con il servizio del tg3 qui sopra, parte integrante di un post precedente, cosa è successo? Quali sono le azioni intraprese per verificare e risolvere l’anomalia, fare rientrare l’allarme sanitario? Medici, dottori, ricercatori, donano volontariamente il loro tempo per proteggere il diritto alla salute di ogni essere vivente, coadiuvando le attività svolte dagli enti proposti a tali fini (ma oberati da una pessima legislazione e una superficiale “dirigenza”), rinunciando a molte di quelle “comodità” che tutti conosciamo bene: tornare casa dopo una giornata di lavoro fatta di 7/9 ore, mangiare, e sbatterci sul divano a trangugiare falsi stereotipi televisivi. E’ così che poi gli enti preposti alla tutela dell’ambiente e della salute riescono a evitare scomode conseguenze: qualcuno lancia l’allarme, e gli enti “rassicurano”… “è tutto a posto, tutto sotto controllo, ma grazie, verificheremo comunque” …come già facevano prima… (come in tanti altri casi, vedi il terremoto di L’Aquila, o Fukushima…). Poi, basta: nessun altro ne parla. Ufficialmente. Le televisioni tacciono rassicurate da quegli enti che sprizzano moralità da ogni poro, seppur con tutte le poltrone di comando distribuite politicamente. I giornali, seguono a ruota…

E allora l’informazione la facciamo noi.

Qui di seguito copio e incollo il comunicato stampa Arpa-Ausl di Forlì, emesso dopo i fatti in questione. E siccome son simpatico, subito dopo il comunicato Arpa-Ausl, copio e incollo il comunicato stampa ISDE in risposta. Leggete e fatevi un’idea… si parla solo delle nostre vite, in fondo: in premio a una lotta di comunicati e carte bollate, quando ci vorrebbe solo il buon senso.

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COMUNICATO STAMPA/NOTIZIE

 Agli organi d’informazione

 Prot. N.073 MD/2011 Forlì, 22/04/2011

  COMUNICATO STAMPA ARPA-AUSL FORLI’

Arpa e Ausl Forlì: i livelli di diossina analizzati nell’ambiente e negli alimenti forlivesi – sia con le attività istituzionali sia tramite i progetti specifici come Moniter – rientrano ampiamente all’interno dei limiti normativi previsti. Si conferma l’impegno per ulteriori approfondimenti a tutela dell’ambiente e della salute.

L’indagine condotta da ISDE per la ricerca di diossine in matrici alimentari (polli, uova, latte materno) in zone del territorio forlivese collocate in prossimità degli inceneritori ha destato comprensibilmente l’attenzione e la preoccupazione dei media e dell’opinione pubblica.

Arpa a Ausl di Forlì ritengono indispensabile sintetizzare le conoscenze prodotte nell’ambito delle rispettive attività, peraltro già pubbliche,e condividere alcune riflessioni in merito.

La problematica diossina, in ambito scientifico ben dibattuta, è all’attenzione da tempo delle istituzioni che si occupano di ambiente e salute. E’ infatti dal territorio forlivese che è partito il primo studio regionale di sorveglianza dello stato di salute della popolazione esposta ad inceneritori, evolutosi poi nello studio regionale Moniter: già in questo primo studio sono stati analizzati campioni di terreno prelevati nei punti di minima e massima ricaduta i cui valori, per quanto riguarda diossine e sostanze simili, sono risultati analoghi a quelli riscontrati in terreni di aree rurali in diversi paesi europei.

L’attività di controllo sui fumi al camino dell’inceneritore di rifiuti urbani, regolarmente svolta da Arpa di Forlì-Cesena secondo le prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), non ha evidenziato, per quanto riguarda diossine e furani, superamenti dei limiti previsti in autorizzazione (più bassi di quelli stabiliti dalle normative vigenti). In particolare i controlli hanno evidenziato valori compresi fra 0,002 e 0,003 nanogrammi al metro cubo (circa quaranta volte sotto il limite di legge). Analogamente per l’inceneritore per rifiuti sanitari di Mengozzi, non si evidenziano superamenti dei limiti autorizzati a camino; nel 2010 il dato relativo alle diossine è di 0,0023 nanogrammi al metro cubo (ancora circa quaranta volte meno del limite di legge). Sulla base dell’autorizzazione all’esercizio dei due inceneritori, Arpa svolge anche il monitoraggio della qualità dell’aria nel punto di massima ricaduta al suolo. I valori di diossine riscontrati in queste analisi sono dello stesso ordine di grandezza di quelli rilevati dalla stessa Arpa in altre aree del territorio forlivese, non prossime agli inceneritori.

Il progetto Moniter ha confermato, attraverso le analisi delle emissioni, come le modifiche impiantistiche che hanno interessato negli ultimi anni gli inceneritori di rifiuti urbani abbiano ridotto enormemente le emissioni di diossine e furani nell’ambiente. Data la persistenza nell’ambiente di queste sostanze, la loro eventuale presenza nel terreno e quindi nella catena alimentare va quindi ricondotta a inceneritori nelle configurazioni impiantistiche del passato oppure ad altre sorgenti.

Per quanto riguarda l’esposizione per via alimentare, il controllo di residui di diossine e PCB è garantito nell’ambito del “Piano nazionale residui” che monitora, per la tutela del consumatore, la presenza degli inquinanti ambientali nelle produzioni animali; gli allevamenti su ampia scala sono peraltro controllati anche sotto il profilo dell’alimentazione animale.

Da anni la Regione Emilia-Romagna integra il Piano nazionale con un Piano regionale finalizzato al controllo dei residui nelle produzioni tipiche regionali. Dal 2007 particolare attenzione è stata posta a diossine e PCB (policlorobifenili) e altri microinquinanti organici persistenti. I campioni analizzati riguardano prodotti alimentari presenti in commercio ma anche campioni di alimenti destinati all’autoconsumo, analizzando uova e carni provenienti da piccoli allevamenti rurali. Complessivamente, nel biennio 2009-2010, nel forlivese, sono stati analizzati 24 campioni di varie matrici (uova, carne di pollame, carne bovina e suina, latte bovino e olio). Tutti gli esiti analitici sono stati negativi eccetto un campione di uova destinato all’autoconsumo prodotto in un allevamento familiare poi riconosciuto come non correttamente gestito. Il Piano 2011 ha incrementato i campioni in allevamenti rurali: ad oggi sono disponibili i risultati di 8 analisi, tutte negative, e riguardanti campioni prelevati a una distanza variabile da 3 a 8 km dagli inceneritori di Forlì.

 Il monitoraggio ambientale e la sorveglianza della salute restano un impegno costante delle Istituzioni che raccolgono e valutano anche sollecitazioni, come quella dell’indagine ISDE, che – pure nella limitatezza del numero dei campioni raccolti – suggerisce spunti per ulteriori approfondimenti.

 Arpa e Ausl di Forlì

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COMUNICATO STAMPA – ISDE

In relazione al comunicato congiunto AUSL ed ARPA ieri diffuso circa la ricerca di diossine in alimenti promossa dall’ISDE, apprezziamo innanzi tutto che la pur limitata indagine da noi condotta sia stata considerata uno stimolo per ulteriori approfondimenti, come viene affermato nelle conclusioni del comunicato stesso.

Non abbiamo mai pensato di sostituirci alle Istituzioni preposte alla tutela della salute umana e dell’ambiente: con la nostra indagine abbiamo voluto piuttosto  sollecitare l’estensione della ricerca delle diossine alle  matrici biologiche (accumulatori per eccellenza di tali sostanze) esposte alla ricaduta delle emissioni  di impianti che ne sono una sorgente indiscutibile, ovvero i due inceneritori di Forlì in funzione da circa 40 anni.

Ricordiamo che l’area circostante i due impianti – per un raggio di 3,5 km – è stata oggetto di uno studio epidemiologico condotto per esposizione a metalli pesanti (presi come marker delle emissioni degli inceneritori)  da cui sono emersi  rilevanti rischi per la salute umana  crescenti con i livelli di esposizione stimati sulla base di un modello di ricaduta.

Non va dimenticato che fu  proprio sulla base di questi risultati che la Federazione Regionale degli Ordini dei Medici dell’Emilia Romagna nel 2007 chiese una moratoria su nuovi insediamenti o  ampliamenti di inceneritori e che la Regione Emilia Romagna dette avvio allo studio Moniter.

Sicuramente – come affermato nel comunicato di ARPA ed AUSL – la presenza di contaminanti persistenti e pericolosi quali le diossine, è da far risalire ad emissioni che si sono accumulate nel tempo in un territorio in cui gli inceneritori ne hanno rappresentato una fonte indiscutibile: non risultano infatti presenti altri insediamenti industriali di particolare rilievo  per quanto riguarda le emissioni di tali sostanze.

I risultati da noi ottenuti, pur essendo certamente limitati, sono a nostro avviso indicativi  in quanto coerenti con il modello di ricaduta delle emissioni utilizzato per lo studio epidemiologico più sopra citato. Essi  sembrerebbero  rendere ragione della prescrizione a suo tempo data dal Dipartimento di Prevenzione dell’ AUSL di Forlì  nel corso della   procedura autorizzativa per il raddoppio dell’inceneritore di rifiuti urbani: l’ampliamento da 60.000 a 120.000 tonnellate poteva avere luogo se il flusso di massa degli inquinanti emessi fosse rimasto invariato, dal momento che il territorio risultava già sottoposto a pesante contaminazione ambientale e non poteva quindi sopportare ulteriori aggravi.

Non venendo garantito il rispetto di questa prescrizione, essa fu superata con l’innalzamento del camino e l’aumento della velocità di espulsione dei fumi al fine di diminuire le concentrazioni degli inquinanti al suolo. Non ci sembra che un simile  accorgimento possa essere considerato adeguato per  la tutela della salute, specie se ci troviamo all’interno della Pianura Padana ( uno dei territori più inquinati del Pianeta, ma anche a spiccata vocazione agricola) in cui il ristagno dell’aria è costante; è ovvio che così facendo ci si  limita  a distribuire le sostanze tossiche su una superficie più ampia e si aumenta il numero dei soggetti esposti a contaminazione alimentare.

Se il territorio circostante gli impianti è veramente contaminato da diossine in misura tale da compromettere la sicurezza di prodotti alimentare locali – come suggeriscono i risultati delle nostre analisi – come è ammissibile che si possano ritenere ininfluenti le ulteriori emissioni che provengono da impianti evitabili quali gli inceneritori?

  Venendo poi alle rassicurazioni fornite, saremmo più tranquilli se  AUSL ed ARPA fornissero esaurienti risposte ai seguenti quesiti:

 1)      Quanti dei  24 campioni analizzati nel biennio 2009-2011 riguardavano animali allevati all’aperto e alimentati con mangimi di provenienza locale?

2)      Fra questi ultimi, quanti erano allevati entro l’area di 3,5 km di raggio intorno agli inceneritori di Forlì  e come erano collocati rispetto alla mappa di dispersione utilizzata nello studio epidemiologico sopra citato?

3)      Le 8 analisi effettuate nel 2011 sono esaustive di tutti i controlli eseguiti nel corso di questo anno?

4)      Visto che si afferma che i prelievi sono stati effettuati fra 3 ed 8 km dagli impianti, quanti sono e come sono georeferenziati rispetto alla mappa di ricaduta quelli compresi fra i 3 ed i 3,5 km? Anche le nostre uova a 3,8 km, direzione sud-sud est, sono risultate nei limiti di legge!

5)      Sono stati previsti campioni a distanza più ravvicinata rispetto  agli inceneritori e soprattutto collocati nel livello di massima esposizione individuato secondo la mappa di ricaduta utilizzata nello studio di cui sopra?

 Inoltre, per quanto riguarda tanto  le analisi a camino quanto quelle nel punto di massima ricaduta al suolo effettuate da ARPA, vorremmo sapere quale è la strumentazione utilizzata e con quale accreditamento,  dal momento che ricordiamo le dichiarazioni pubblicate sulla stampa dell’allora direttore dell’ARPA di Forlì , Dott. Franco Scarponi, che molto candidamente ammetteva che ARPA non era in grado di effettuare analisi per le diossine.

Cosa è  cambiato rispetto ad allora?

 Vorremmo infine richiamare che il Servizio Sanitario Nazionale  ha fra le proprie  finalità, come  risulta dall’art.2 della sua legge istitutiva:“… la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito di vita e di lavoro; ….la promozione e la salvaguardia della salubrità e dell’igiene dell’ambiente naturale di vita e di lavoro”.

Pertanto la “sorveglianza della salute” rappresenta   solo una parte del mandato istituzionale dell’ AUSL e  dovrebbe essere esercitata nell’ottica della prevenzione delle malattie,  in primo luogo con la Prevenzione Primaria, ovvero con  la riduzione dell’esposizione delle persone agli agenti nocivi, specie se provenienti da attività concretamente evitabili come l’incenerimento dei rifiuti.

Auspichiamo  che dalle indicazioni emerse anche grazie alle nostre indagini, prenda  avvio  un approfondimento ancora più puntuale circa la presenza di contaminanti nelle matrici biologiche, incluso il latte materno –  indicatore ideale dell’ inquinamento  – e degli effetti che tutto questo comporta sulla salute in particolare dell’infanzia.

Riteniamo  indifferibile l’esigenza di passare dalla parole ai fatti riducendo l’esposizione della  nostra popolazione ad inquinanti pericolosi e persistenti, provenienti da impianti del tutto superflui come gli inceneritori.

 ISDE Forlì

Forlì 23 Aprile 2011

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24/04/2011 - Posted by | behdiritti, behinceneritori, behsalute | , , , , , ,

2 commenti »

  1. E’ tutto nella norma. I poltronieri devono fare soldi per gli amici politici e quindi per se stessi a qualunque costo. Forse starebbero più attenti se una legge costringesse i dirigenti responsabili dell’impianto e i politici del consiglio di amministrazione a prendere casa per se ed il loro nucleo familiare nei pressi dell’inceneritore. Forse sarebbero più attenti!

    Commento di GIAN | 25/04/2011 | Rispondi

  2. Ottimo articolo e complimenti per il blog, sono da poco un nuovo lettore e mi piace molto!! 😉

    Commento di Cartomanzia | 26/04/2011 | Rispondi


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