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Risposta Comitato Acqua a Vendola

Copio e incollo mail ricevuta dal Comitato Pugliese Acqua Bene Comune

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Durante la trasmissione Annozero di giovedì 10 febbraio il presidente della Regione, Nichi Vendola, ha affermato di aver ripubblicizzato l’acquedotto pugliese intorno al trentesimo-quarantesimo giorno del suo nuovo mandato.


Il Comitato Pugliese “Acqua Bene Comune” si sente in dovere di replicare.
Il Presidente Vendola ha sì “fatto la legge”, ma tale legge non è ancora operativa, in quanto non approvata dal Consiglio Regionale. Quindi l’acquedotto pugliese non è ancora ripubblicizzato, e quello presentato da Vendola è, ad oggi, un disegno di legge.
Tralasciando qui altri dettagli, dobbiamo aggiungere che nelle sue dichiarazioni il Presidente Vendola ha tra l’altro fatto riferimento alle “pagelle” di Federutility, senza spiegare cos’è questo organismo, e senza quindi far notare che si tratta di un organismo nient’affatto “super partes”, nient’affatto interessato alla ripubblicizzazione dei servizi idrici e, anzi, sostenitore del mantenimento dell’esistente stato di cose.

Di seguito  la lettera che il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e il Comitato Pugliese per l’Acqua Bene Comune hanno scritto a Nichi Vendola.
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Al Presidente della Regione Puglia,
Nichi Vendola
p.c.
all’Assessore alle OO. PP., Fabiano Amati
alla stampa

Caro Presidente,
abbiamo ascoltato con attenzione il suo intervento alla trasmissione “Annozero” di giovedì 10 febbraio in merito alla ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese dove lei ha detto che “al trentesimo/quarantesimo giorno di questa legislatura ho fatto la ripubblicizzazione dell’acquedotto come legge del mio governo e l’ho passata nella commissione competente del consiglio regionale”.

Purtroppo, però, come tutti sappiamo, senza l’approvazione del DDL in Consiglio non c’è tecnicamente alcuna legge e la sua affermazione rimane nell’ambito dell’annuncio e non di quanto fatto. Inoltre ha omesso di fornire delle informazioni significative.

Alla storia, infatti, mancava più di un pezzo, ovvero:
il fatto che Ella e l’Assessore Amati, già nell’ottobre 2009, avevate preso pubblicamente l’impegno di presentare in Consiglio, entro la fine del suo precedente mandato, la proposta di legge che sarebbe stata prodotta dal tavolo
tecnico congiunto tra Regione Puglia, Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” e Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua (fa fede la rassegna stampa, compresa quella istituzionale);

il fatto che Ella – a nome della sua coalizione – durante la campagna elettorale e, specificatamente nella conferenza stampa del 2 marzo 2010, aveva assunto l’impegno di trasformare il DDL in legge entro i primi 100 giorni della eventuale futura legislatura!

il fatto che dall’11 maggio 2010 – data in cui la giunta ha approvato il DDL sulla ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese – lo stesso disegno di legge è “approdato” nelle competenti commissioni solo ad ottobre 2010 (!) quando sono state programmate e svolte le necessarie audizioni.

Da allora – nonostante le sollecitazioni in tal senso e le richieste di incontro da parte del Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” – più nulla. Solo in seguito a una nuova mobilitazione, lo scorso 28 dicembre, il Comitato è stato ricevuto dall’Assessore alle OO. PP., Fabiano Amati, che da un lato, ha ammesso la difficoltà di comunicazione, impegnandosiper una comunicazione più “fluida” fra cittadinanza e istituzioni; e dall’altro, ha anticipato la presentazione di una serie di emendamenti al fine di “rafforzare” giuridicamente lo stesso DDL in vista della sua presentazione in Consiglio entro la fine di gennaio 2011. Tuttavia, il testo è fermo ancora nelle commissioni.

Inoltre alcuni di quegli emendamenti presentati hanno suscitato non poche perplessità (confortata dal giudizio di diversi giuristi) in quanto apportano differenze sostanziali al testo approvato dalla giunta lo scorso 11 maggio e appaiono in controtendenza rispetto ai principi che hanno guidato fin dall’inizio il percorso di ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese, ovvero:
· gestione di tutto il SII in Puglia attraverso un organismo di diritto pubblico;
· gestione partecipata da parte dei cittadini e dei lavoratori al governo del SII;
· garanzia per tutti, anche coloro senza mezzi, a condizioni minime di servizio;
· esclusione del profitto da parte di privati nella gestione del SII o parti di esso.

Come abbiamo avuto modo di specificare, tali principi risultano sensibilmente “annacquati” o stilati in forma tale che, in alcuni passaggi, appaiono non chiari e suscettibili di molteplici interpretazioni.

Dal 14 gennaio abbiamo inviato all’Assessore Amati – e a lei per conoscenza – tre comunicazioni ufficiali (di cui una lettera aperta) nelle quali si chiedeva un incontro per esporre le nostre perplessità e confrontarci sul processo di ripubblicizzazione. Solo il 26 gennaio abbiamo ricevuto una comunicazione dall’Assessore nella quale si legge “Al fine di
meglio preparare l’incontro, prego trasmettere report puntuale con le relative osservazioni ai singoli emendamenti”. In data 31 gennaio abbiamo inviato all’Assessore – e a lei per conoscenza – le nostre osservazioni. Ad oggi, 14 febbraio, neanche un cenno di risposta.
Perché?

Perché sembra essere sceso nuovamente il silenzio? Perché non abbiamo un riscontro alle nostre richieste? Perché sostiene in televisione di aver ripubblicizzato l’acquedotto pugliese se questo, oggi, è ancora una società per azioni?

Premesso quanto detto e dato il crescente e appassionato interesse della popolazione pugliese e italiana sull’argomento (testimoniato dal formidabile successo della raccolta di firme per i referendum sull’Acqua e la recente dichiarazione di ammissibilità da parte della Corte Costituzionale dei due referendum sui quali i cittadini saranno chiamati ad esprimersi nella prossima primavera), cogliamo l’occasione per chiederle di continuare ad “andare avanti passo dopo passo con concretezza”,
Rinnovandole la richiesta
di un incontro urgente per il necessario chiarimento e per discutere riguardo alle necessarie modifiche da apportare al testo, per renderlo più chiaro e inequivocabilmente in direzione della ripubblicizzazione del SII.

Confidando nei valori della partecipazione e della democrazia ai quali ispira la sua politica, attendiamo una sua risposta.

Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”
Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

16/02/2011 Posted by | behacqua, beheconomia, Uncategorized | , , , | Lascia un commento

Bunga Bunga, Donne, Discriminazione e Strumentalizzazione

Questo articolo, post, non sarà di facile comprensione, come non è facile per me esprimere le mie sensazioni, i miei ragionamenti, su un argomento tanto delicato, e al quale tanto tengo. L’universo femminile è affascinante: ognuna di loro, porta con se un’infinità di sfumature, debolezze e pregi, tanto da renderle ognuna unica e insostituibile. Amo le donne, sono un femminista convinto, ma odio il modo in cui si lasciano strumentalizzare, sempre e comunque, da millenni. Un tempo, tanto tempo fa, erano loro a dettare i ritmi e le regole del quotidiano vivere. Col tempo però hanno permesso (subìto) che la loro libertà divenisse subordinata a quella maschile, sfociando in tutte quelle storture che oggi ben conosciamo, dove la violenza, fisica e psicologica, è divenuta parte del quotidiano, in tutte le civiltà conosciute, occidentali, e quindi italiana, incluse. Storture che hanno determinato ruoli, e compiti, all’interno di ogni tessuto sociale, tramandati di generazione in generazione, tanto da divenire consuetudine, legge non scritta, alla quale nessuno poteva sottrarvisi senza andare incontro al giudizio e punizione dei propri simili, conservatori. Oggi in molte parti del mondo le cose cambiano rapidamente, e finalmente vengono riconosciuti alle donne alcuni di quei diritti a loro preclusi, ma la strada è ancora lunga e tortuosa, prima di poter affermare che una parità reale esista, sia possibile, tra i due sessi. In un mondo in cui il controllo delle informazioni diventa di fondamentale importanza, di pari passo all’evoluzione dei sistemi di comunicazione, l’unica parità raggiunta oggi sembra sia proprio quella relativa alla strumentalizzazione. Vi spiego ora il perché di questo titolo, e cosa intendo con strumentalizzazione. La manifestazione (contributo video in testa) di sabato in piazza Scala a Milano, ne è un esempio. Lo scandalo Bunga Bunga del Presidente del Consiglio Italiano ha risvegliato un non ben definito orgoglio femminile, tanto da farne riversare migliaia in piazza, sull’onda della pressione mediatica esercitata dai media: decine di trasmissioni televisive dedicate a un solo argomento, mirate a sviscerare i dettagli morbosi di tutte le persone coinvolte. Un martellamento mediatico portato avanti da quei pochi organi di informazione ancora oggi non assoggettati (non in toto) al conflitto di interessi di patron Berlusconi.

Domanda: perché? E’ questa domanda, che mi ha costretto a ragionare sugli ultimi avvenimenti,  che mi ha  portato a a formulare la tesi di uno sfruttamento femminile peggiore di quello della “prostituzione”. Perché un uomo come Berlusconi, invischiato in ogni tipo di malefatta, viene oggi crocifisso per le sue debolezze da vecchio ultrasettantenne? Un uomo che ha usato i capitali della mafia, stringendo accordi con loro a stretto giro per mezzo di un Dell’Utri, per costruire un impero, che ha utilizzato per creare fondi neri all’estero, per evadere tasse e corrompere uomini di tutti i tipi e posizione sociale e ottenere il controllo dei media nazionali? Perché si punta tutto sullo scandalo Ruby, o Noemi, o Minetti, con i presupposti su citati?

Questa domanda mi è sorta partecipando alla manifestazione di sabato. Luogo in cui ho sentito donne denigrare, beffeggiare, odiare le scelte di altre donne. Il termine “puttana” usato in toni talmente dispregiativi, da colpire anche me che di certo non sono né puritano, né moralista. Donne che inneggiavano alla parità dei diritti, alla fine dello sfruttamento maschile nei loro confronti, discriminando però altre donne, che al massimo possono esser definite vittime di un sistema, ma che spesso sono solo la rappresentazione di una libera scelta di vita. Manifestazione presidiata da personaggi in vista della sinistra milanese: quella sinistra così ambigua, da non aver ancora mai spiegato pubblicamente il perché non abbia fatto nulla per impedire che il “fenomeno Berlusconi” divenisse di fatto la realtà di oggi: a partire dall’ineleggibilità di Berlusconi, in quanto beneficiario di concessioni governative, a tutte le volte che non è stato varato un provvedimento sul conflitto di interessi quando al potere, o le volte che i suoi rappresentanti non si sono presentati al voto alle camere pur consci di aver la possibilità (numericamente parlando)  di rovesciare il governo… troppe incongruità, che puzzano di collusione. Di interessi comuni, accordi sottobanco, tutti alla fine a danno degli ignoranti cittadini, infarciti di tette, culi e pallone al punto da distogliere l’attenzione dalle cose importanti. Esattamente come il caso Bunga Bunga. Berlusconi sta intrallazzando accordi commerciali e politici con importanti Paesi (dittatoriali) fornitori di fonti di energia non rinnovabili, a scapito di quelli tradizionali gestiti dall’occidente, in primis Usa. Utilizza la sua posizione per coprire le proprie malefatte, rendendole per legge legali. La sinistra non può opporvisi, perché consapevole di avere usato gli stessi stratagemmi per i propri tornaconti: si è quindi creata l’empasse. Entrambe le fazioni vogliono che i beni pubblici diventino privati: il conflitto nasce qui. E’ una guerra per il possesso privato, non per il bene della “polis”. E’ una gara a chi “priva” i comuni cittadini dei propri beni, dei propri diritti, della propria qualità di vita, delle proprie dignità. E in guerra tutto è lecito. Non potendo quindi colpire Berlusconi su temi trasversali, che riguardano come ampiamente dimostrato dalla cronaca giudiziaria entrambe le fazioni, l’intero tessuto politico, si è puntato tutto sul falso moralismo di un Paese condizionato da una cultura cattolica come la nostra. Il futuro, un futuro degno, è a rischio. Solo a Milano si vive, oggi, in media 3 anni in meno rispetto la media nazionale, causa smog e stile di vita. Gli agenti inquinanti sono dappertutto, e già oggi gli studi danno le probabilità di diagnosi di cancro a 1 su 2. Il 50% di noi si ammalerà. E lo scandalo più grosso di cui si parla, è il Bunga Bunga. Una sedicenne cresciuta davanti a una televisione che le mostrava un mondo di luci e agi, che ha “liberamente” scelto di agognare e perseguire, a qualunque costo, anche prostituendosi, è diventata il capro espiatorio di un sistema malato fin dalle fondamenta. E un vecchio con le sue debolezze, il carnefice.

Non lo so… come dicevo poco più su, non è facile esprimere quella sensazione di incompletezza d’insieme cui ho assistito sabato in piazza. Strumentalizzazione è la parola che reputo più adatta: ho visto ancora donne strumentalizzate da ideologie e mani occulte, che cavalcano la contestazione per poter così abbattere il nemico, complice pseudo-occulto. E per farlo, donne hanno discriminato altre donne. Ruby, Noemi… tutte le donne partecipanti ai  festini. Minetti. Sono state additate, screditate, insultate, per aver compiuto delle scelte che anche se non condivisibili, devono essere rispettate, in un contesto di parità dei diritti. Ci scandalizziamo di una Ruby “prostituta” (tutto da accertare e cmq non reato) sedicenne, ma non ci preoccupiamo dei valori morali oggi diffusi tra i nostri giovani. Domenica scorsa, in tram verso il centro di Milano, 3 ragazzine parlavano tra loro vicino a me. No, non arrivavano ad avere 15 anni… e parlavano di pompini fatti ad amici, per cui verosimilmente non potevano essere “gay” come una mamma di loro asseriva, e consce di esser così additate da altri come “puttane” . Questa è l’Italia in cui viviamo, dove i tradimenti nelle coppie (finchè durano la relazioni, sempre più brevi) sono ai massimi storici, dove la prostituzione maschile è in costante aumento, dove le coppie si formano sempre più spesso sulla base delle capacità economiche del partner, dove i ragazzi vedono il sesso come uno strumento per ottenere qualcosa: non solo compiacimento, ma uno “status”. E’ in questo contesto, che si è inserita la manifestazione dell’altro sabato. Politici che hanno strumentalizzato il caso Bunga Bunga, per scopi precisi, costringendo di fatto donne a discriminare altre donne. Hanno tutto il diritto a dichiarare la propria contrarietà a certi stili di vita, ma credo che le donne, tutte, possano, debbano, fare di più e smettere di guardare il dito che punta alla luna e cominciare a pretendere quel ruolo di guida e protezione che è loro stato tolto tanto, tanto tempo fa.

07/02/2011 Posted by | Uncategorized | 1 commento