Schumyno

Cittadino libero e in movimento

Non è un paese per vecchi

Oggi, per la prima e forse (spero) ultima volta, approfitto dello spazio di questo canale per fare un tipo differente di informazione: o meglio, di comunicazione. Nello specifico, intendo rispondere ad un altro articolo, che mi riguarda direttamente, in quanto prende spunto da un’accesa conversazione cui ho partecipato, e alla quale fa espressamente riferimento l’autore del post citato, che vi pregherei di leggere. “Anziani, una realtà da “pattumare”. A mio avviso, già dall’incipit si evince un’abissale distanza generazionale, seppur l’età dei due (o tre) contendenti sia minima: 12 soli anni. La durata di un refolo, nel grande computo della Vita. Già, perché senza le premesse, senza un contraddittorio o almeno dei fatti (inconfutabili), ogni verità è frutto della fantasia del suo narratore. Così succede che un “certo sistema di votazione computerizzato” diventa “demenziale” a seconda della capacità valutativa del singolo: tant’è che quel sistema è stato analizzato poi per due giorni, sviscerato, e confermato come attendibile e corretto. Si è persino scoperto che lo stesso sistema viene adottato da amministrazioni pubbliche americane ormai in modo regolare, tanto da essere riconosciuto come il miglior sistema per scegliere un rappresentante che soddisfi il maggior numero di votanti. Il “demenziale” prende così tutto un altro valore, si ritorce contro l’utilizzatore, trasformando la propria affermazione, come tale. E’ facile poi continuare a manipolare un’informazione: è sufficiente omettere che io che scrivo, sono stato uno dei maggiori oppositori all’applicazione del metodo in questione, tanto da averne proposto uno più semplice, non trovando ragione nell’applicarne uno così complicato, nella nostra piccola realtà politica. Un altro “omissis” di poco conto, no? Ma non è ancora finita: la mistificazione della verità continua. Tutte le proposte avanzate, sono state sottoposte al voto di un certo considerevole numero di persone (tra 30 e 40, potrei verificare, ma è ininfluente): e a maggioranza, il sistema “demenziale” è risultato vincente, con mio e altrui rammarico. Qui, sorse la discordia: è giusto sovrastare il volere popolare in un contesto politico dove la volontà dei partecipanti è sovrana? Io mi sono schierato per il “no, non è giusto”, e non solo. Altri, una quindi ancor più stregua minoranza rispetto alla votazione, hanno ritenuto lecito gridare al complotto. Anche io so far di conto, e anche io avevo capito che quel sistema poteva esser controproducente: ma il popolo è sovrano, e io ero già pronto a rimboccarmi le maniche e lavorare per raggiungere comunque il mio scopo, nonostante il “contrattempo”. E sono cominciati i diverbi: in nome di una presunta precedenza di età, mi si è detto che io sbagliavo. Mi si è indicato cosa dovevo fare, come dovevamo reagire a una tale situazione. E’ stata criticata una mia scelta, messo alla berlina un mio diritto.

Arroganza.

Un mio pari, solo perché ha ricevuto una cultura diversa dalla mia (non migliore, diversa: soltanto diversa) e si ritrova con qualche anno in più come fardello di vita, senza conoscere i miei trascorsi (e il peso del mio, di fardello), ha preteso di imporre la sua volontà sulla mia. Non rientra in quelli che sono i miei principi: nessuno è migliore di nessun altro. E’ in questa arroganza, che molti fanno propria con il passare degli anni, con l’acquisizione di una posizione sociale, di un ruolo confezionato nel tempo, che si nasconde il degrado di una società che si sta autodistruggendo con l’autoreferenzialità, anziché migliorarsi con un sistema meritocratico, che premi le virtù. C’è chi legge James Hillmann, chi “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” di Pirsig, o il “Discorso agli ateniesi” di Pericle. Sono scelte. Io scelgo la pari dignità, e la virtù della meritocrazia, per lo sviluppo e il progresso. Additare come “vecchio” un individuo incapace di interagire con il mondo circostante per il miglioramento dello stesso non è un atto discriminatorio: è un dato di fatto. Se a una persona si portano le prove inconfutabili, scientifiche, che l’ambiente circostante, l’habitat naturale dell’uomo, è forse irrimediabilmente compromesso, e costui continua a imprecare su un sistema di votazione “demenziale”, ma sul quale si è espressa una maggioranza (e poco conta se valida o meno: chi decide se è valida? La matematica e la logica indicano che l’unica assemblea realmente democratica, di un sistema “chiuso” chiamato Terra, sia composta da ogni singolo individuo senziente), quando il tempo a disposizione per trovare soluzioni che salvaguardino il futuro della specie è forse addirittura terminato, chi ha torto? Chi preferisce soprassedere su una scelta non condivisa ma espressione di una maggioranza per riprendere ad affrontare i problemi seri (ovvero il futuro dell’umanità)? O chi perde altro tempo prezioso con obiezioni che come sempre potevano essere poste mesi prima? Il metodo “demenziale” in questione è frutto di un tavolo di lavoro partito a giugno. Sei mesi fa.

Potrei continuare a filosofeggiare all’infinito su quanto dichiarato in quell’articolo. Esempio? Perché limitarsi a documentare l’analisi sulla “vecchiaia” riferendosi solo ai paesi occidentali? Che è? Noi siamo migliori di altri popoli? Chi ci ha investito dell’autorità di crederlo? Forse una religione indiana che prevede che giunta l’ora del “grande viaggio”, il “vecchio = saggio” abbandona ogni avere per errare per le lande, rispettato da tutti e mantenuto con elemosine, ascoltato nei consigli dai giovani, è una follia? Eppure sono secoli che esiste… Vogliamo allora parlare di cosa ha scaturito la nostra assurda cultura occidentale, e non solo? Vogliamo parlare delle origini delle religioni monoteiste e della resa in schiavitù della donna che dura nella nostra cultura da 4.500 anni? Arroganza. Anche io ne ho molta, ma ho anche il dono dell’umiltà e dell’empatia, e son sempre disposto a ascoltare e valutare le opinioni del prossimo, perché so di non avere La Verità in tasca, ma solo una, verità: la mia, confutabile giorno dopo giorno.

Questo è per me MoVimento. Il resto è vecchiume, come i libri di storia scritti dai vincitori.

“Vecchio” è un aggettivo: può essere utilizzato per indicare una condizione anagrafica, oppure un’eccessiva ristrettezza di pensiero. Mai mi permetterei di dare del “vecchio” a un vecchio come Dario Fo.

Rispetto. Sempre e comunque, e scendere dal piedistallo: discorsi come quello letto in quell’articolo, sono pericolosi: credersi migliori dei “giovani”, il rifiutarsi di ascoltarli, di condividere, di parlare, quello sì, crea le divisioni. Solo l’apertura al dialogo e al confronto, sempre stando sullo stesso piano, ci permetterà di salvarci. O un giorno avrete contro le generazioni nostre figlie, come già se ne avvertono le avvisaglie.

 

Questo articolo è stato scritto in fretta: mi riservo di apportare eventuali minime rettifiche lessicali entro domani sera, se riterrò necessario

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14/01/2011 - Posted by | Uncategorized | , ,

3 commenti »

  1. […] This post was mentioned on Twitter by schumyno and schumyno. schumyno said: Non è un paese per vecchi: http://t.co/tAwXfK9 #behchenepensi #democrazia #rispetto #diritti […]

    Pingback di Tweets that mention Non è un paese per vecchi « Schumyno Info Channel -- Topsy.com | 14/01/2011 | Rispondi

  2. condivido in toto il tuo commento Claudio e apprezzo sempre chi ha la capacità di accettare una decisione presa da un gruppo di persone anche quando la decisione presa non rispetta la propria.
    A me francamente preoccupa molto chi non accetta le decisioni prese da un assembloea di persone, decisione che sono precedute da dibattito e quindi decisioni non prese a freddo ma condivise e consapevoli.
    Chi non accetta le decisioni prese in modo democratico, aperto, trasparente e condiviso in un gruppo i dà molto da pensare e mi fa credere che sia una persona che non sappia lavorare in un gruppo.
    Come hai detto te il metodo di voto scelto (Condorcet) è un metodo che viene gia applicato e che se anche a primo impatto non risulta semplicissimo da capire, una volta informatisi un pò di più si capisce benissimo la sua filosofia e la sua tecnicità.
    Potrei capire la critica se chi la fa mi dimostra che è un metodo di voto che può essere ‘manovrato’ per favorire una persona piuttosto che un’altra. Ma me lo si deve dimostrare altrimenti è un metodo di voto come gli altri che determinerà un candidato. Punto.
    Altra cosa che non condivido nelle critiche che vengono fatte è quando queste provengono da persone che non hanno voluto partecipare (appositamente) alle riunioni dove le decisioni vengono prese votandole.

    Commento di luca71 | 16/01/2011 | Rispondi

  3. Claudio, sono Alfredo, scrivo sull’account di questo amico, che io non ne ho uno proprio.
    Sei GRANDE, io ho proposto il voto secco e ho perso, mi sono democraticamente rimesso alla volontà della maggioranza e ho poi discusso a lungo sull’opportunità di adottare questo metodo,ma senza mai mettere in discussione la decisione maggioritaria.
    Vorrei che ricordassi al tuo interlocutore che la vecchiaia non è uno stato sociale, ma solo un momento della vita di ciascuno e che per questo non può essere privata di parola e libera espressione e che comunque la giovinezza intellettuale è cosa diversa dall’età anagrafica, che mai dà diritto alla presunzione e arroganza.
    Un abbraccio

    Commento di lapennadoca | 16/01/2011 | Rispondi


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