Schumyno

Cittadino libero e in movimento

Corsi e ricorsi storici

Il video poco più sopra, ha qualcosa di esilarante e insieme tragico. A una settimana dall’evento che ha permesso a questo governo di continuare la sua corsa verso il noto, dopo aver seguito sporadiche trasmissioni televisive che volevano raccontarne i fatti, mi rendo conto di quanto sia assurdo tutto ciò.

Giambattista Vico 1668 – 1744

Il signore sopra citato, più di tre secoli fa aveva capito che ogni popolo (ogni nucleo familiare, ogni clan) vive le stesse fasi, ciclicamente: i famosi corsi e ricorsi storici. Esattamente come è ciclico il destino di ogni uomo: nascita, sviluppo, maturità. Morte.

E via da capo.

Il “Popolo Italiano” compie or ora 150 anni. A quando si può farne però risalire la nascita? Egli ha postulato questa teoria studiando le “lingue”, i dialetti, dei popoli. Può essere quindi un segno identificativo della “nascita” il linguaggio? Possiamo quindi risalire per esempio a Dante? Oppure ci dobbiamo riagganciare al Latino, madre della nostra lingua? Fin dove possiamo tornare indietro, nel nostro albero genealogico?

Se state leggendo queste parole, tranquilli, i vostri geni hanno parlato migliaia di lingue, dialetti… e visto che non hanno ancora trovato l’anello di congiunzione con le scimmie, nella nostra evoluzione, chissà, magari un giorno sibilavamo tutti strisciando su qualche pozza melmosa preistorica, oppure come taluni asseriscono, addirittura i nostri geni arrivano da altre parti del cosmo. Ciò non toglie che per tutti c’è un inizio, e una fine, anche per i popoli.

Da Totò è passato più mi mezzo secolo:

in che fase siamo, secondo voi?

E’ notizia fresca, che in seguito ai disordini del 14 u.s., si sta pensando ad arresti preventivi per prevenire ulteriori violenze. Ciò avviene nella noncuranza di dichiarazioni abbastanza chiare e note a tutti fatte dagli studenti in seguito agli eventi del 14. Possiamo restare quì ore a discutere se sia giusto o sbagliato, se ci fossero infiltrati della polizia (uno e due) o meno (uno e due), senza venire a capo di un bel nulla, in quanto i problemi restano. E sempre più seri. A causa della cultura.

Corsi e ricorsi storici.

Con la ri”nascita” dal dopoguerra, con alle spalle morte e di fronte miseria, il cammino del nostro Paese fu dapprima in salita, poi, sulla spinta di un’economia sempre più “facile” (spinta con gran cura ed efficacia da dei simpatici volponi), il benessere diffuso, fino ad arrivare ai giorni nostri. Percorso, quello di questi ultimi sessant’anni, incentrato sul potere intrecciato del possesso delle informazioni (come sempre nella storia).

Cultura.

Una cultura che fa perno su colui che sa, e che decide cosa devono sapere gli altri.

Fallimentare.

Così sono nati i miti che oggi caratterizzano le nostre vite: il capitalismo e lo spauracchio del marxismo. “Divide et impera“. Sempre così sono nate tutte le discriminazioni che tengono in piedi un mondo che altrimenti, con l’unione, non sarebbe governabile e sfruttabile dai pochi che sono a conoscenza di quelle preziose informazioni, che oggi, seppur con difficoltà, cominciano a trapelare proprio attraverso uno strumento che era nato in via sperimentale per “scambiare il sapere”: la rete.

Che sia per questo, che temono la ricerca libera? Perché la rete che ora cercano di bloccare arrivando ad accordi commerciali coi fantomatici providers è quella che sta mettendo più in difficoltà i poteri oscuri? O perché il livello di informazioni e di nozioni oggi è talmente elevato, che una scuola pubblica dotata di un centro ricerche autonomo, potrebbe trovare le fantomatiche soluzioni impossibili per l’indipendenza energetica e medica? Magari la famosa cura del cancro? O ripercorrere i passi di Tesla o Rubbia? Perché miliardi di euro in centrali nucleari con rifiuti devastanti? Quei soldi potrebbero essere investiti nella ricerca pubblica, creando lavoro a centinaia di migliaia di persone, anziché arricchire sempre i soliti, uccidendo l’ecosistema. Come con il petrolio. E le vittime che la corsa all’oro nero porta con sé, senza distinzioni di bandiera o di razza.

Lo so, troppe divagazioni. Ma un filo logico tiene insieme tutto ciò, già citato. Da Totò, attraverso la storia dell’Uomo, per arrivare all’energia. La connessione è una sola: cultura. Il nostro pregresso, il nostro bagaglio culturale, è l’unica cosa che può farci sperare di interrompere il nostro “ricorso storico”: qualcuno ha già collegato gli ultimi eventi degli ultimi tempi, all’ascesa del ventennio fascista, con tutto quello che ne conseguì. Ma come tanti, ha una visione ristretta del problema: non potrà mai esserci un nuovo ventennio, ma una guerra civile sì, senza sapere come si comporterebbero gli altri Paesi, ormai a noi collegati dalla spada di Damocle del debito

La soluzione, non è nelle armi, nella violenza, nella sopraffazione dell’oppressore: solo una cultura partecipata da tutti, potrebbe salvarci.

Sorrido, ora, stanco e provato dalla stesura di un documento tanto difficile e complesso, dove trovare il modo di riassumere analisi logiche e valutazioni di una vita in poche righe è assolutamente impossibile, ripensando alle parole del nostro Ministro della Difesa, tal Ignazio La Russa, che con sorriso beffardo e tono sprezzante disse giovedì scorso che nonostante l’alto numero dei manifestanti, i suoi uomini se avessero voluto avrebbero potuto avere la meglio su tutti in pochi minuti… chissà se anche Maria Antonietta sorrideva allo stesso modo…

Concludendo, smettiamo, ognuno di noi, di pensare di avere la verità in tasca. Mettiamo a disposizione uno dell’altro le nostre informazioni, creiamo una rete umana di scambi di opinioni, di idee, di progetti: costruiamoci un mondo dove l’opportunismo sia visto solo come progresso e benessere diffuso, anche per quei poveracci che oggi muoiono per estrarre il nostro oro o carbone.

Creiamoci un futuro, creiamoci una Informazione Condivisa

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20/12/2010 - Posted by | Uncategorized | , , , ,

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